Un inchino a Muyinga – Report sul viaggio di ottobre 2025 in Burundi

Un articolo di Edoardo Villani

Ho lasciato il Burundi a maggio 2025, dopo un mese ricco di incontri umani, su e giù dalle colline, progetti da valutare e da portare a termine.

È il 13 ottobre 2025, prendo il volo Ethiopian Airlines da Lomé e ad Addis Abeba, per lo scalo, mi ricongiungo con colui che sarà il mio compagno di viaggio per questa nuova visita in Burundi: il presidente di Eccomi, Ciro Cirillo.

Il 14 atterriamo a Bujumbura e, come sempre, ad accoglierci c’è don Angelo Ciza, prete della diocesi di Muyinga e direttore della scuola cattolica di Mukoni, sempre nei pressi di Muyinga. Come di consueto, passiamo la prima notte ospitati da padre Giovanni, missionario saveriano italiano, della provincia di Bergamo, che in Burundi ci ha messo radici da più di vent’anni.

Da sinistra: don Angelo, Ciro, padre Giovanni, Edoardo, don Patrice

La struttura di padre Giovanni è ciò che potremmo definire “una torre di Babele”: al suo interno ci trovo sempre tante nazionalità, lingue e storie diverse, tra ecclesiastici e laici che vanno e vengono.

Dopo aver ricaricato le pile, il mattino seguente Ciro, don Angelo e io partiamo alla volta di Muyinga. Ci aspettano alcuni progetti che Eccomi segue da tempo, uno nuovo, ma, soprattutto, le persone che li rendono possibili.

 

Una parrocchia che coltiva futuro

Il primo incontro ufficiale è con don Gerard, abbate della parrocchia agro-pastorale di Mutwenzi.

Una parrocchia agro-pastorale è una realtà che unisce la dimensione spirituale a quella produttiva: accanto alla cura dei fedeli c’è il lavoro della terra, l’allevamento, la trasformazione dei prodotti agricoli. Non è solo un luogo di preghiera, ma un centro di sviluppo economico per l’intera comunità.

E don Gerard lo ha capito bene. Burundese, con anni di studi in Italia alle spalle, dove ha approfondito la chimica alimentare, parla un italiano brillante e ha una visione chiara: far girare l’economia locale in modo che tutti ne traggano beneficio, non solo la parrocchia.

Don Gerard

Il modello è semplice ma efficace: un’economia locale circolare. La parrocchia acquista la materia prima dai contadini della zona – ananas, semi di girasole, mais, soia – e la trasforma in prodotti finiti: spumante di ananas, olio di semi di girasole, farina di mais. I contadini, e non solo, a loro volta acquistano questi prodotti. La ruota gira, il valore resta nel territorio, e tutti ne giovano.

Per farlo, la parrocchia dispone di macchinari italiani di buona qualità e, soprattutto, di diversi generatori. In un paese come il Burundi, dove l’elettricità continuativa è un miracolo, produrre senza una soluzione di riserva è impossibile. I generatori sono la spina dorsale di tutto.

Macchinario per la lavorazione dei semi di girasole

Ma don Gerard non si ferma qui. Da tempo sta lavorando a un progetto ancora più ambizioso: produrre una pasta proteica destinata in particolare ai bambini. Mais, uova, fagioli cannellini, soia – ingredienti scelti con precisione per garantire un apporto nutrizionale completo. Grazie ai suoi studi in chimica alimentare, Gerard ha individuato nel fagiolo cannellino l’ingrediente ideale per questo tipo di lavorazione.

Prova della posta

L’obiettivo è chiaro: offrire ai locali, e specialmente ai più piccoli, un pasto quasi completo, in un contesto dove la malnutrizione è ancora diffusa.

Il problema, però, è uno solo: la macchina. Al momento la parrocchia dispone di un macchinario piccolo, utile per le prove, ma inadatto a una produzione su larga scala. Serve qualcosa di più grande, di più efficiente, per trasformare quest’idea in realtà.

Don Gerard ci spiega tutto con precisione, ci mostra i campioni di pasta già prodotti, ci racconta le difficoltà e le speranze. Ascoltiamo, prendiamo appunti, valutiamo. È un progetto concreto nelle idee e promettente nei risultati. Adesso tocca a noi trovare il modo di renderlo tale.

 

Ntega: bagni nuovi, problemi vecchi

Da Mutwenzi ci spostiamo a Ntega, nel collegio-dormitorio della diocesi. Qui, qualche mese fa, Eccomi aveva finanziato la costruzione di nuovi bagni femminili. Veniamo a verificare che i lavori siano stati completati.

I bagni sono finiti, puliti, funzionanti. Le ragazze che li useranno avranno finalmente un luogo dignitoso, sicuro. È un piccolo passo, ma importante.

Bagni Ntega

Usciamo dai bagni e ci dirigiamo verso la cucina, che purtroppo resta ancora fatiscente: tetto che lascia passare la pioggia, spazi angusti e insalubri. Un luogo dove si prepara cibo per centinaia di studenti, ma che di igienico ha ben poco. Con soddisfazione posso annunciare che Eccomi, prossimamente, si impegnerà nel dare una cucina dignitosa e funzionale all’istituto.

Cucina Ntega

Mentre continuiamo il giro, ci viene fatta un’altra richiesta: serve una recinzione che divida l’ala femminile da quella maschile. Per il direttore del collegio è una questione di sicurezza, di privacy e di buon senso. Prendiamo nota anche di questo.

Recinzione provvisoria Ntega

Ntega ci lascia con un bilancio in chiaroscuro: un problema risolto, altri due da affrontare. Ma è così che funziona la cooperazione: non si finisce mai, si migliora passo dopo passo.

Muyinga: i volti delle adozioni a distanza

L’ultimo appuntamento è con suor Léocadie e le altre suore delle SMAC (Suore Missionarie dell’Amore di Cristo). Sono loro che seguono i bambini adottati a distanza da Eccomi nelle zone di Muyinga, Ruzo e Rugari.

Per me è un ritorno, per Ciro è la prima volta. Vuole incontrarli, vederli, ascoltarli. E vedere con i propri occhi il lavoro delle suore.

Arriviamo nel convento e sono già tutte e tutti lì. I più grandi sono paradossalmente i più timidi, i piccoli invece un po’ più animati. Rispondono alle domande, raccontano come va a scuola, cosa vogliono fare da grandi. Sono storie che ho già sentito, ma che riascolterei all’infinito.

Insieme ai ragazzi di Muyinga

Arriva il turno di uno dei più grandi, Regis, 13 anni. Frequenta il sesto anno alla scuola di Mukoni, gestita da don Angelo Ciza. È un ragazzo riservato, come molti qui. Parla poco, ha gli occhi bassi e una voce molto flebile.

A un certo punto, però, durante i ringraziamenti, qualcosa dentro di lui si rompe. La voce gli si incrina, gli occhi si fanno lucidi.

Ciro, per dargli coraggio, grida “Bravo!” e fa partire un applauso. Io mi alzo, mi avvicino a Regis e gli metto le mani sulle spalle. Non dico nulla. Non serve.

 

Ripartenza

Questo viaggio è durato pochi giorni, meno del previsto. Dopo il Burundi ci aspettano ancora lo Zambia e il Togo, e il tempo non è mai abbastanza. Ma Ciro e io siamo soddisfatti. Il progetto della pasta è concreto nelle idee e promettente nei risultati; il collegio di Ntega avrà finalmente una cucina dignitosa; le adozioni a distanza continuano a sostenere i giovani di Muyinga, grazie a un lavoro di cooperazione che cresce ogni anno tra Italia e Burundi.

 

Convento delle SMAC. L’incontro coi ragazzi è terminato e questi ultimi si avviano verso il cancello della struttura per tornare a casa. Io mi fermo a parlare con una delle suore, resto un po’ distante.

Da lontano vedo Regis che si gira verso di me. Si ferma, mi guarda, e fa un inchino. Un saluto che pesa più di ogni frase. Poi si gira e se ne va con gli altri.

Resto lì, fermo, a guardarlo allontanarsi.

Grazie Regis, ma, scusami, sono io che mi inchino a te.

 

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