Quasi 700 chilometri di cooperazione – Report sul viaggio di ottobre 2025 in Zambia

Un articolo di Edoardo Villani

A maggio ero arrivato a Lusaka di notte e me n’ero andato di notte. Avevo scritto che le città viste al buio sono mezze verità.

Sono passati pochi mesi. E mi ritrovo di nuovo qui, all’aeroporto Kenneth Kaunda. Di notte. Ancora.

Ciro e io lasciamo Bujumbura e, dopo uno scalo, atterriamo a Lusaka.

Siamo esausti: l’aereo strapieno non ci ha concesso un attimo di riposo e le ore di viaggio si fanno sentire. Superiamo le formalità in aeroporto con gli occhi mezzi chiusi e, una volta fuori, ad accoglierci c’è padre Gustave.

Gustave è un prete zambiano dell’ordine dei Missionari d’Africa, conosciuti anche come Padri Bianchi, che da anni collabora con Maria Chibansa e Luigi Branchetti, i responsabili dei progetti di Eccomi in Zambia. Originario di Milenge, una zona rurale a centinaia di chilometri da Lusaka, vive qui nella capitale insieme ad altri due confratelli del suo ordine.

Scambiamo i soliti convenevoli, carichiamo i bagagli e arriviamo alla casa. Salutiamo velocemente gli altri preti, poi dritti a letto. Domani ci aspetta una giornata intensa.

 

Breve tappa a Saint Nicholas e preparativi per il viaggio

Il mattino seguente, finalmente riposati e con una buona colazione nello stomaco, ci rechiamo alla comunità Saint Nicholas. Qui incontriamo Silvia, la responsabile della struttura e della cooperativa di donne che Eccomi ha contribuito ad avviare a giugno 2025.

Silvia ci aggiorna brevemente sulla situazione: il lavoro al momento scarseggia e la mancanza di fondi non aiuta a investire. Prendiamo nota di tutto e organizziamo un incontro con tutte le ragazze per il giorno prima della nostra partenza.

Salutiamo Silvia e usciamo. Ci aspettano alcune commissioni, ma soprattutto dobbiamo prepararci per l’enorme trasferta che ci attende: da Lusaka a Milenge. In macchina. Diciassette ore.

 

Verso Milenge

Eccomi è da qualche anno che sta valutando la possibilità di creare a Milenge una cooperativa di giovani che lavorino in un centro-scuola di falegnameria.

Milenge è una zona fluviale, quasi tutti si spostano in barca e avere un luogo dove apprendere un mestiere, costruire e riparare imbarcazioni, potrebbe cambiare la vita della comunità locale.

Le difficoltà, però, sono notevoli. I ragazzi vanno educati: devono capire cos’è una cooperativa, come si lavora al suo interno, cosa significa responsabilità condivisa. E poi c’è il problema dell’elettricità. Lo Zambia sta soffrendo una crisi energetica tremenda, che va avanti da anni a causa della crisi climatica. Produrre senza corrente è impossibile.

Ma prima di decidere se e come procedere, dobbiamo andarci, per vedere, parlare e capire.

Partiamo all’alba. Ciro, Gustave e io.

In quelle diciassette ore vedo due Zambia. Il primo è quello “evoluto” della capitale: strade asfaltate, traffico, palazzi, industrie. Il secondo è quello rurale, uguale identico ai documentari che si vedono in tv: distese di savana che si perdono all’orizzonte, branchi di impala che si fermano a mangiare e bere, capanne isolate con intorno solo praterie.

Impala

È un paese enorme, e la distanza tra un mondo e l’altro si misura in ore di strada polverosa.

Arriviamo a Milenge alla sera, stanchi morti.

Ad accoglierci c’è padre Narciso, il prete della parrocchia locale. Ci fa trovare un’ottima cena con piatti tipici zambiani. Mangiamo a lume di candela: la corrente, ovviamente, non c’è.

Dopo cena andiamo subito a dormire. Il viaggio ci ha prosciugato.

 

Primi sopralluoghi

Il mattino seguente, finalmente, riesco a vedere Milenge. È un bel villaggio, tranquillo, con l’essenziale. Niente di più, niente di meno.

La parrocchia, invece, è arrangiata. Il tetto in lamiera, che sotto il calore del sole trasforma ogni spazio in un forno, i muri non sono completamente chiusi, l’acqua corrente non è presente. Eppure padre Narciso si impegna al massimo per farci vivere il soggiorno nel modo più dignitoso possibile; e ci riesce.

Primo incontro a Milenge con le istituzioni locali

Nel pomeriggio avremmo dovuto incontrare i ragazzi della futura cooperativa ma, invece, si presentano in pochissimi. È la festa dell’indipendenza nazionale e molti sono impegnati in celebrazioni e attività. Gustave è furibondo. Riprende un po’ i pochi ragazzi presenti, ma lo leggo negli occhi che vorrebbe dire molto di più. Riorganizziamo tutto per il giorno dopo.

Intanto, ai pochi che sono venuti, ci presentiamo e spieghiamo perché siamo qui a Milenge.

 

Visita al terreno e incontro coi giovani

Il mattino successivo, prima della riunione vera e propria, andiamo a vedere il terreno dove dovrebbe sorgere la falegnameria. È vasto e al momento la comunità dovrebbe disboscarlo e coltivarlo, ma solo una piccola parte è effettivamente coltivata. Il resto è ancora foresta, bassa e fitta.

Parte del terreno a Milenge

Torniamo alla parrocchia. Questa volta i ragazzi ci sono tutti.

Gustave si scusa ancora con me e con Ciro per quanto accaduto il giorno prima, poi rimprovera i ragazzi per l’assenza. Anche questi ultimi porgono le loro scuse. Fatto questo, inizia la spiegazione generale: perché siamo qui, cos’è Eccomi, cosa vogliamo fare a Milenge, cosa significa cooperativa, come si lavora al suo interno.

Maria e Luigi sono anni che vengono qui, che parlano con Gustave, che sensibilizzano sul tema. Gustave è il ponte tra Eccomi e Milenge: è nato qui, conosce tutti, parla la lingua locale. Poi si è trasferito a Lusaka per gli studi, ha conosciuto Maria, e da lì è nata l’idea di questo progetto.

Ogni ragazzo e ogni ragazza presente compila un questionario. Domande generali sulla cooperativa: cos’è, come si lavora, quali sono i doveri e i diritti. E domande su loro stessi: hai mai lavorato in gruppo? Hai esperienza con il legno? Cosa ti aspetti da questo progetto?

Tutto questo ci serve per valutare il loro grado di preparazione. Non possiamo partire da zero se non sappiamo dove si trovano.

In tutto questo Gustave ha dato un’enorme mano, spiegando le domande e, quando serviva, traducendole in bemba, la lingua locale della zona di Milenge.

Dopo aver raccolto tutti i fogli, facciamo leggere lo statuto della cooperativa. I ragazzi ascoltano, annuiscono, partecipano.

Riunione coi ragazzi di Milenge

Poi organizziamo il futuro. Gustave sarà il responsabile generale, padre Narciso invece quello locale: è sempre sul posto, i terreni sono della diocesi, ed è lui il punto di riferimento per i ragazzi. Noi non viviamo in Zambia, non possiamo essere qui ogni settimana. Serve qualcuno che ci sia, che segua, che risolva i problemi quando si presentano. E Gustave e Narciso sono le persone giuste.

L’incontro finisce e noi iniziamo a preparare le valigie, domani si riparte.

 

Ritorno a Lusaka: ambasciata e bilancio finale

Altre diciassette ore di macchina. Abbiamo visto, abbiamo parlato, adesso tocca valutare.

Arriviamo a Lusaka in piena notte.

Il mattino seguente al rientro, Ciro, Gustave e io andiamo all’ambasciata italiana a Lusaka. Spieghiamo perché siamo stati a Milenge, cos’è Eccomi, cosa facciamo in Zambia, quali sono i nostri progetti; è importante che le istituzioni, non solo quelle locali, ma anche italiane, sappiano cosa facciamo, come lo facciamo, con chi lo facciamo.

Finito l’incontro, andiamo a Saint Nicholas per la riunione con le ragazze della cooperativa.

Silvia ci fa accomodare. Le ragazze sono già tutte sedute. Parlano del lavoro, delle difficoltà, delle prospettive. Come aveva già detto Silvia, il lavoro al momento scarseggia e la mancanza di fondi non aiuta a investire.

Riunione con le ragazze della cooperativa al Saint Nicholas

Prendiamo nota di tutto. Anche qui, come a Milenge, serve capire cosa è possibile fare e come.

La sera usciamo a cena con Gustave. È il nostro ultimo momento insieme prima di ripartire. Parliamo di Milenge, viaggio in Italia di Gustave e tanto altro.

Finiamo di mangiare, salutiamo, e ci dirigiamo verso l’aeroporto.

E, sì, sempre di notte.

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