Introduzione rubrica

Il Covid-19, virus che ha creato la pandemia globale che stiamo vivendo, non ha escluso nessuno, tantomeno le popolazioni africane che non hanno la possibilità di mezzi sanitari per contrastare questo nemico invisibile.

Con questa rubrica, che parte da oggi e proseguirà nelle prossime settimane, vogliamo farvi conoscere la situazione dei nostri progetti al tempo del Coronavirus. Fermo restando che, come di consueto, i dati ufficiali emanati dai vari Paesi sono sempre da prendere con le pinze perché difficilmente sono lo specchio della verità.

Il nostro intento è e sarà quello di portarvi, anche, le notizie pervenute dai nostri referenti locali, che stanno vivendo in prima persona questo dramma globale.

Perché quello che succede nei villaggi è completamente diverso da quello che avviene nelle grandi città …

Togo

Il Togo è il Paese dove abbiamo in corso due tipologie di progetti, cioè quelli in campo sanitario e quelli in campo educativo/culturale.

Il nostro referente locale, quando ci ha fatto gli auguri di Pasqua, ci ha anche fatto il punto sulla situazione del suo Paese: “Nel corso delle settimane la situazione sanitaria si è aggravata anche in Togo: il Ministero, lo scorso 20 marzo, ha predisposto la chiusura delle scuole. Alla fine del mese di marzo erano già stati registrati più di 400 casi e il governo ha poi deciso di intervenire con misure più restrittive per far fronte alla pandemia. Come nel resto del mondo, anche in Togo è stato comunicato alle persone di lavarsi regolarmente le mani, di mantenere la distanza di sicurezza e di indossare una mascherina in caso di presenza di sintomi, ma sappiamo bene che nella maggior parte dei casi sono misure impossibili da rispettare in luoghi dove non si ha acqua a sufficienza, dove l’unica fonte è un pozzo comune. La povertà è un fattore di rischio e, oltre a implicare la mancanza di informazione nei villaggi più remoti, è sinonimo di malnutrizione, malaria e della più totale mancanza d’igiene. Dalle comunicazioni ministeriali apprendiamo che alle persone è stato vietato entrare e uscire dalle città e viene loro suggerito di evitare le messe, ma c’è molta trasgressione e, nelle principali città, i bar e le spiagge sono ancora affollati. Come ci confermano i nostri contatti locali, nei villaggi la situazione è più tranquilla, forse perché lì i controlli sono pressoché nulli.”

Queste sue parole ci fanno capire come la situazione dei villaggi sia pressoché non gestita, perché se non vi sono controlli chissà quanta gente potrebbe essersi ammalata o peggio.

Quello che ringraziamo è di aver, già nel 2018,  portato nei villaggi dove operiamo il progetto igiene per il lavaggio delle mani. Questo ci ha permesso di essere pronti a continuare le semplici pratiche di igiene richieste per contrastare un po’ la trasmissione del virus. Ci auguriamo quindi che già questa piccola realtà porti dei buoni risultati nei villaggi dove operiamo.