Un atelier per il futuro: il progetto “L’Espoir” per ragazze con disabilità
15 novembre 2011
Nel 2011 Eccomi ha avviato in Burundi un nuovo progetto dedicato all’inclusione sociale e all’autonomia di ragazze e donne con disabilità, in collaborazione con l’associazione locale “Les Vaillantes”, impegnata nella promozione delle persone colpite dagli effetti della guerra civile.
A Bujumbura è nato l’atelier “L’Espoir”, uno spazio di lavoro dove sette ragazze con paralisi agli arti inferiori, spesso conseguenza della poliomielite, hanno potuto avviare un’attività di sartoria e artigianato.
Il progetto è nato con un obiettivo preciso: non offrire semplice assistenza, ma creare un’opportunità concreta di formazione, lavoro e autonomia. Con il primo finanziamento Eccomi ha acquistato le attrezzature necessarie — macchine da cucire, tessuti e materiali per la produzione — permettendo alle ragazze di iniziare il percorso lavorativo.
Dopo una prima fase in una struttura provvisoria, l’atelier è stato trasferito in uno spazio più adeguato e dignitoso, facilmente raggiungibile e adatto anche alla presentazione e vendita dei prodotti realizzati.
Le ragazze hanno iniziato a produrre capi di abbigliamento, biancheria per la casa, accessori e prodotti di artigianato curati nei dettagli, puntando sulla qualità e sulla valorizzazione delle loro capacità manuali. In un mercato locale caratterizzato dalla forte presenza di prodotti a basso costo, la scelta di Eccomi è stata quella di sostenere una produzione di qualità rivolta anche agli organismi internazionali presenti nel Paese.
L’atelier ha organizzato esposizioni e momenti di presentazione dei manufatti, ottenendo apprezzamento da parte della comunità locale e di rappresentanti istituzionali.
Accanto alla formazione professionale, il progetto ha garantito alle ragazze anche condizioni più favorevoli per lavorare: il trasporto quotidiano attraverso una cooperativa di taxi, un supporto alimentare e la presenza di personale qualificato per accompagnare la loro crescita.
L’obiettivo finale è sempre stato quello di trasformare una condizione di fragilità in una possibilità di autonomia, dignità e partecipazione alla vita della comunità.
