Atelier l’Espoir di Bujumbura

Ovvero l’atelier del sorriso

Nel 2010 Eccomi, in occasione di un viaggio in Burundi, ha avuto modo di incontrare un gruppo di donne disabili che, organizzate in una piccola associazione, sognava di poter aprire un Atelier e con il loro lavoro rendersi indipendenti ed affrancarsi dalla sola via di vita loro consentita: l’accattonaggio.

Eccomi ha raccolto la sfida di queste donne coraggiose e determinate e, con l’aiuto di missionari, di amici italiani operanti in loco e di un capo progetto di Eccomi, ha dato il via al sogno dell’Atelier “l’Espoir”, e le speranze si sono realizzate.

Infatti, dopo un periodo duro ed impegnativo, l’Atelier ha cominciato ad affermarsi con una ottima clientela in loco e proponendo i loro manufatti anche in Italia con mercatini che Eccomi organizzava nel nostro paese per Natale.

Con alterne vicende, dovute soprattutto all’instabilità politica del paese, l’Atelier ha continuato a lavorare e crescere garantendo, con i guadagni, l’autosufficienza e, soprattutto alle ragazze ed alle loro famiglie, una vita dignitosa e di esempio per tutti i soggetti disabili del paese. Il messaggio forte e chiaro è stato: “non vogliamo essere parassiti in questo paese e sopravvivere delle scarse elemosine ma vogliamo diventare una forza lavoro che ci garantisca di vivere dignitosamente e contribuire all’economia del Paese”.

E queste giovani donne ci sono riuscite.

Oggi l’Atelier è una realtà consolidata che ha suscitato anche l’interesse della moglie dell’attuale Presidente del Burundi che è molto sensibile ed attenta ai problemi dei disabili che, numerosissimi, sono una vera piaga per il paese.

La presidentessa si è anche recata in visita ufficiale all’Atelier ed il TG locale ha dedicato all’evento ben 20 minuti di trasmissione.

Le ragazze hanno anche progetti di espansione dell’atelier con l’intento di costruire una scuola per tutte le donne disabili cercando di offrire anche a loro un’opportunità di riscatto.

L’attività che le donne dell’Atelier svolgono consente loro, ove necessario, di prendersi cura dei numerosi bambini che con la loro presenza non disturbano affatto il lavoro, ma, anzi, concorrono al clima di allegria che di certo non manca alle nostre lavoratrici e consente loro anche momenti di svago come la pallavolo, sport nel quale sono vere campionesse.

Oggi queste donne non si sentono più disabili ed anche coloro che erano più gravemente colpite, grazie ad interventi operatori che Eccomi ha organizzato, hanno raggiunto un elevato grado di indipendenza come Evelyn, che quando è arrivata non stava diritta sulle gambe e camminava con l’aiuto delle mani e ora, dopo 5 interventi, è la più gagliarda, cammina speditamente, si è sposata con un funzionario ed ha avuto uno splendido bimbo.

Questo progetto è stato un vero battistrada sul tema degli handicap tanto che qualche anno fa l’Università di Bujumbura, profondamente colpita da questa nostra “Evoluzione di pensiero”, ha commissionato ad una studentessa una tesi di laurea sulla nostra straordinaria ed innovativa esperienza  aprendo cosi un vero varco nel tabù della “diversità” dei disabili.

Di tutto ciò, Eccomi, può esserne davvero fiera.

Testo e foto di Emilia D’Andria

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