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Togo, una storia che continua a crescere – 20 anni di Eccomi

Ci sono luoghi nei quali un progetto non rimane semplicemente un progetto.

Diventa una presenza. Diventa una relazione costruita nel tempo, fatta di persone che si incontrano, di porte che si aprono, di problemi affrontati insieme e di piccoli passi che, anno dopo anno, finiscono per diventare qualcosa di molto più grande di quanto si sarebbe potuto immaginare all’inizio.

Per Eccomi, uno di questi luoghi è il Togo.

Era il 2008 quando è iniziato il nostro impegno ad Asrama, nel cuore della foresta togolese, a circa 150 chilometri da Lomé. Un territorio vasto, fatto di decine di villaggi e di comunità rurali, dove le distanze, le strade e la difficoltà di accesso ai servizi possono ancora trasformarsi in un ostacolo enorme per chi ha bisogno di cure, di istruzione o semplicemente di condizioni di vita più dignitose.

Il primo viaggio

È da qui che nasce la storia di Tengo al Togo, il nome con cui questa presenza è cresciuta e attraverso cui, negli anni, tante persone hanno imparato a conoscere, sostenere e amare questo progetto.

Tengo al Togo nasce da una storia dolorosa.
Ciro Cirillo e Anna Maria Vighetto arrivano in Togo dopo la tragica perdita del loro figlio Francesco, portando con sé il desiderio di dare nuova vita al suo ricordo. Da quel dolore nasce un viaggio, e da quel viaggio nasce un impegno che negli anni sarebbe cresciuto molto oltre ogni previsione.

Viene in mente una delle immagini più profonde del Vangelo: quella del chicco di grano che, caduto nella terra, deve morire per poter portare frutto.

Un dolore non si può cancellare, ma può diventare un seme. Un seme affidato alla terra del Togo, che negli anni ha messo radici, è cresciuto, ha incontrato altre persone e continua ancora oggi a dare frutto.

Quel seme, oggi, ha quasi vent’anni. E il suo principio è rimasto sempre lo stesso: salute, dignità, educazione.

Tre parole semplici, ma abbastanza grandi da contenere quasi vent’anni di lavoro.

Salute: esserci quando serve

All’inizio c’era soprattutto la necessità di portare assistenza sanitaria dove questa mancava.

Ad Asrama è cresciuto così, poco alla volta, un centro sanitario che oggi comprende l’ambulatorio, il laboratorio di analisi e il reparto materno-infantile. Negli anni sono arrivati strumenti, farmaci, personale e nuove possibilità di cura. Sono stati realizzati pozzi e interventi dedicati alla prevenzione, mentre l’attività sanitaria si è progressivamente avvicinata anche ai villaggi più lontani.

Ma una struttura sanitaria non è fatta soltanto di muri e attrezzature.

È fatta soprattutto delle persone che la attraversano.

Una madre che arriva per partorire, un bambino che ha bisogno di essere visitato, una persona che deve affrontare un’emergenza e che, magari, fino a pochi anni prima avrebbe avuto pochissime possibilità di ricevere cure adeguate.

Per questo oggi il progetto sanitario continua a crescere.

Una delle prime forniture di farmaci ad Asrama

Il nuovo blocco operatorio per le emergenze chirurgiche, ad Asrama, è ormai prossimo alla conclusione e la sua inaugurazione è prevista entro la fine del 2026. Sarà un altro passo importante: significa poter affrontare direttamente sul territorio situazioni che fino a oggi avrebbero richiesto spostamenti verso strutture lontane.

E proprio qui nasce una delle sfide più importanti di questo ventennale: una nuova ambulanza per Asrama.

Quella attuale, ormai vecchia e difficile da mantenere, non è più in grado di garantire la sicurezza e la rapidità necessarie. Per questo Eccomi ha lanciato una raccolta fondi per acquistare un nuovo mezzo 4×4, pensato per affrontare le strade e le condizioni del territorio e per permettere di accompagnare rapidamente i pazienti dai villaggi al centro sanitario e, quando necessario, verso l’ospedale.

È una distanza che possiamo accorciare insieme.

Per approfondire leggi “Arrivare in Tempo – un’ambulanza per Asrama”

L’ambulanza vecchia

Ma la salute comincia anche prima di ammalarsi

In questi anni abbiamo imparato che prendersi cura di una comunità non significa soltanto curare chi sta male.

Significa anche prevenire.

Per questo il lavoro sanitario si è accompagnato a campagne di sensibilizzazione e di educazione alle corrette pratiche igieniche. Un esempio concreto è il progetto dedicato al lavaggio delle mani, che oggi coinvolge 28 scuole del cantone di Asrama, con dispositivi per il lavaggio e una fornitura periodica di sapone.

Sono gesti semplici, quasi banali ai nostri occhi. Ma proprio la cooperazione ci insegna che spesso sono le cose che diamo più per scontate a poter fare una differenza enorme nella vita quotidiana.

Progetto lavaggio delle mani

Educazione significa costruire il futuro

Parallelamente alla sanità, è cresciuta un’altra parte fondamentale della storia di Tengo al Togo: quella educativa.

È una storia che parte anche da un’idea allora quasi visionaria: portare l’informatica in un territorio nel quale sembrava qualcosa di lontanissimo dalla vita quotidiana.

Nacque così il Cyber di Asrama, un laboratorio informatico che divenne anche il primo centro postale nella foresta togolese. Da lì sono arrivate altre esperienze: i banchi costruiti grazie alla raccolta fondi delle scuole valsusine, la biblioteca, la prima della foresta togolese, fino alla realizzazione del liceo di Asrama, un progetto cresciuto negli anni fino a diventare uno dei più importanti interventi educativi realizzati sul territorio.

Il Cyber appena costruito

Perché costruire una scuola significa molto più che costruire un edificio.

Significa dire a un bambino che il suo futuro merita uno spazio.

Che può imparare, crescere, scegliere.

Che quel futuro non è già scritto.

Il nuovo liceo di Asrama

E poi ci sono le persone

Forse è proprio questo il filo che tiene insieme tutto.

Perché dopo quasi vent’anni il Togo non è soltanto l’insieme delle opere realizzate.

Sono le persone incontrate lungo la strada.

Sono i volontari che sono partiti, quelli che sono tornati e quelli che partiranno ancora. Sono le comunità locali con cui i progetti vengono pensati e portati avanti. Sono le relazioni costruite negli anni e la consapevolezza che la cooperazione non può essere soltanto qualcosa che parte dall’Italia e arriva in Africa.

Un momento di gioco in uno dei numerosi campi di animazione estiva

Deve essere un percorso fatto insieme.

Dal 2023 questo percorso comprende anche il Servizio Civile Universale: giovani volontari che scelgono di vivere per un anno un’esperienza diversa, entrando concretamente nella quotidianità dei progetti e delle comunità locali. Non semplicemente osservatori, ma persone chiamate a mettersi in gioco, lavorare, ascoltare e imparare.

Ed è una presenza destinata a crescere ancora.

Perché quando una relazione diventa solida, nasce naturalmente il desiderio di esserci di più.

Una storia ancora da scrivere

Nel 2026 Eccomi compie vent’anni.

Guardando indietro, il Togo racconta bene cosa significa attraversare vent’anni di cooperazione: non avere una soluzione pronta per ogni problema, ma continuare a cercarla insieme. Non limitarsi a realizzare un’opera, ma chiedersi cosa servirà dopo. Non pensare soltanto al progetto di oggi, ma a quello che potrà nascere domani.

E forse è proprio questa la cosa più bella.

Che ad Asrama non siamo arrivati alla fine di una storia.

Siamo ancora dentro la storia.

Il blocco operatorio sta per aprire le sue porte. La nuova ambulanza è una sfida ancora da vincere. I progetti educativi continuano. I volontari continuano a partire. E nuove idee stanno prendendo forma.

Dopo vent’anni, quindi, non abbiamo soltanto qualcosa da ricordare.

Abbiamo ancora qualcosa da costruire.

Perché salute, dignità ed educazione non sono soltanto le parole con cui è iniziato questo viaggio.

Sono le parole con cui vogliamo continuare.

Per loro, con loro.

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