L’altra metà della luce

Viaggio in Zambia tra maggio e giugno 2025

Un racconto di Edoardo Villani

Atterrare su una città di notte significa conoscerla a metà. Di giorno si vedono i confini, le strade, le persone. Di notte restano solo le luci, che ne disegnano una versione incompleta ma suggestiva.

Lusaka, capitale dello Zambia, appare così: una città vasta ma poco illuminata. Un primo indizio della crisi energetica che il Paese sta affrontando da anni, legata alla scarsità d’acqua nei bacini idroelettrici, aggravata dalla crisi climatica.

Arrivo di notte, stanco e disorientato. All’aeroporto vengo accolto da Steven, che mi accompagna verso la comunità St. Nicholas. È il mio primo contatto con il Paese, tra strade buie, guida a sinistra e un inglese ancora arrugginito.


St. Nicholas Community – Il primo impatto

La comunità mi accoglie nel cuore della notte: cani, ragazze che aprono le porte, e una stanza semplice che diventa subito casa.

La mattina dopo incontro Joshua, 19 anni, che sarà la mia guida quotidiana. Poco dopo arrivano Sylvia, Mary e Loveness, che si occupano della struttura e della vita comunitaria.

Scopro presto che la St. Nicholas è molto più di un centro: è una casa per ragazze madri e giovani donne in difficoltà, dove si studia inglese, informatica e soprattutto cucito per costruire autonomia.


Il corso di informatica

Entro in aula e mi trovo davanti le ragazze: alcune timide, altre già intraprendenti. Insieme costruiamo un percorso base di informatica, tra scrittura, uso del computer e introduzione al digitale.

Molte di loro sono giovani madri e portano con sé i propri figli. I bambini diventano parte della quotidianità del centro, tra lezioni, gioco e vita comunitaria.


Una comunità che è famiglia

Col tempo scopro che Sylvia, Joshua, Mary e Loveness sono fratelli, cresciuti dopo la perdita dei genitori e oggi sostenuti dalla zia Maria, insieme al marito Luigi, fondatori del progetto.

La St. Nicholas è nata proprio per offrire un futuro a questa famiglia e ad altre ragazze in situazioni simili: un luogo che unisce formazione e sostegno umano.


Dalla formazione alla cooperativa

Nel corso del mese il progetto evolve: grazie a Maria e all’arrivo di Claudia, la comunità avvia un percorso verso la creazione di una cooperativa.

Le ragazze iniziano a trasformare le competenze acquisite in attività concrete: cucina, decorazioni, piccole vendite al mercato.

Non è solo formazione: è l’inizio di una possibile autonomia economica.


La vita quotidiana

Tra lezioni, bambini, colazioni e tè del pomeriggio, si costruisce una routine semplice ma intensa.

Con le più piccole nasce un legame quotidiano fatto di giochi, merende e cartoni animati. La comunità diventa davvero una casa condivisa.


Una crescita collettiva

Il progetto non riguarda solo l’informatica, ma la costruzione di consapevolezza: uso del digitale, gestione delle informazioni, prime nozioni di impresa e lavoro.

Le ragazze mostrano impegno, curiosità e progressiva autonomia.


Conclusione

Lusaka, all’inizio, era una città a metà: buia, incompleta, difficile da decifrare.

Alla partenza, quella stessa città appare diversa. Non perché sia cambiata, ma perché sono cambiate le persone che la rendono viva.

La luce che mancava nelle strade la si ritrova nelle persone incontrate.


Zikomo Kwambiri a Maria e Luigi, alla comunità St. Nicholas, a Joshua, Sylvia, Mary, Loveness e a tutte le ragazze e i bambini che hanno reso questo viaggio una vera esperienza di vita.

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