Garderies: educazione e futuro per i bambini del Burundi

22 ottobre 2008

Nel Burundi, dopo anni di conflitti e difficoltà legate alla lunga guerra civile iniziata nel 1993, il percorso verso la stabilità e lo sviluppo passa anche dalla possibilità di garantire alle nuove generazioni un accesso all’educazione fin dai primi anni di vita.

Per molti bambini piccoli, soprattutto nelle zone più povere del Paese, la scuola dell’infanzia rimane un’opportunità difficile da raggiungere. Spesso i genitori, impegnati nelle attività necessarie alla sopravvivenza familiare, non possono seguire quotidianamente i figli, che rischiano di trascorrere le giornate senza un ambiente sicuro e senza stimoli educativi.

Per questo Eccomi, dal 2007, sostiene il progetto delle “Garderies”, le scuole materne gratuite gestite dall’Associazione Scout del Burundi in diverse province del Paese, molte delle quali situate nei pressi di campi profughi.

Le Garderies offrono ai bambini dai 3 ai 6 anni un luogo protetto dove crescere, giocare e imparare, con attenzione anche agli aspetti nutrizionali e igienico-sanitari. Allo stesso tempo rappresentano un sostegno alle famiglie e un’occasione per coinvolgere le comunità locali nella crescita educativa dei più piccoli.

Il progetto prevede inoltre la formazione degli animatori che accompagnano i bambini nel percorso quotidiano e il coinvolgimento delle amministrazioni locali e dei genitori, attraverso comitati dedicati alla gestione delle strutture.

Eccomi ha contribuito al sostegno economico delle Garderies attraverso il finanziamento degli animatori e il supporto alle attività necessarie alla continuità del progetto. L’iniziativa ha permesso di rafforzare un importante messaggio: in Burundi la scuola non è soltanto un luogo di apprendimento, ma una concreta alternativa alla strada e un primo passo verso un futuro di maggiore dignità.

Nel corso degli anni le delegazioni di Eccomi hanno continuato a visitare le strutture, accompagnando il progetto anche attraverso momenti di incontro con i bambini e le comunità locali.

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *