Il Saint Nicholas che verrà: un progetto di formazione, cooperazione e infanzia a Lusaka

A Lusaka, in Zambia, lo sviluppo della formazione tecnico-professionale sta vivendo una fase di crescita importante. Il 10 ottobre 2025 il Ministero dell’Istruzione zambiano ha firmato un Memorandum of Understanding con Twikatane e.V./CDT Group Germany, organizzazione tedesca attiva da anni su formazione digitale e microimprenditoria. L’accordo punta a costruire percorsi integrati di sviluppo personale, imprenditorialità e formazione professionale — dalla ristorazione all’informatica, dalla trasformazione alimentare fino all’accompagnamento verso la creazione di cooperative giovanili.

È in questo contesto che nasce l’idea del Centro Saint Nicholas, frutto della collaborazione tra Eccomi e CARICOM Zambia: non un’iniziativa isolata, ma un tassello che si inserisce naturalmente in questo disegno più ampio, con un obiettivo preciso — offrire uno spazio concreto alle giovani madri che spesso restano escluse dai normali percorsi formativi.

Da un ex asilo a un laboratorio di autonomia

Il Centro Saint Nicholas, una volta restaurato, diventerà un luogo dove le competenze imparate nei corsi ministeriali potranno trasformarsi in vere attività economiche. Ci sarà un laboratorio di catering e preparazione alimentare, dove si imparerà a cucinare secondo gli standard igienici richiesti, a gestire una cucina, a conservare gli alimenti — competenze che potranno poi tradursi in servizi reali per scuole, parrocchie, ONG e imprese della zona.

Accanto alla cucina, un laboratorio informatico insegnerà l’uso del computer, dei social media, delle piattaforme di vendita online: strumenti sempre più necessari per chi vuole costruire un piccolo business, anche a partire da un telefono e una connessione. E poi corsi di imprenditorialità e di amministrazione, pensati per accompagnare le partecipanti passo dopo passo, dalla contabilità semplificata alla gestione di una cooperativa.

Il nodo dei bambini

Uno degli aspetti più importanti del progetto riguarda proprio il motivo per cui tante giovani madri non riescono ad accedere alla formazione: la cura dei figli. Per questo il Centro prevede un asilo nido e un doposcuola, in modo che le mamme possano seguire i corsi senza dover scegliere tra la propria crescita professionale e i propri bambini.

Una cooperativa, non solo un corso

L’obiettivo finale non si ferma alla formazione. Al termine del percorso, le partecipanti saranno accompagnate nella costituzione di una vera cooperativa femminile, capace di gestire in autonomia il servizio di catering, la vendita online e l’amministrazione. È lo stesso modello promosso dal Memorandum ministeriale, e proprio per questo il Centro Saint Nicholas può presentarsi come un centro pilota complementare al programma statale, e non come un’iniziativa a sé.

Cosa serve prima di tutto

Perché tutto questo prenda forma, la struttura ha bisogno di un intervento concreto e a tutto tondo: dal tetto, ormai da rifare, alle murature da sistemare, fino alle pavimentazioni consumate dal tempo. Sono previsti anche il rifacimento degli impianti elettrico e idrico, la tinteggiatura degli ambienti e un arredamento pensato per i nuovi utilizzi — dalle cucine professionali alle aule, fino agli spazi dell’asilo. Un lavoro che restituirà al Centro la capacità concreta di ospitare tutte le attività immaginate.

Punto non secondario, è prevista la realizzazione di un sistema autonomo di approvvigionamento idrico, con una torre metallica e un serbatoio sopraelevato collegati alla rete: un requisito fondamentale per far funzionare sia la cucina che l’asilo.

I volontari del Servizio Civile Universale

Un tassello che rende questo progetto ancora più coerente con l’esperienza di Eccomi è la presenza dei volontari internazionali. All’interno della struttura sarà infatti ricavato un piccolo alloggio — due camere singole, cucinino e bagno — pensato per garantire una presenza continuativa per tutta la durata del servizio, sul modello già sperimentato da Eccomi con il Servizio Civile Universale in Togo.

Da ottobre sono attesi due giovani volontari, che lavoreranno fianco a fianco nella vita quotidiana del Centro: dall’economia domestica alla gestione della cucina, dall’assistenza alle giovani madri al supporto all’asilo, fino all’alfabetizzazione digitale, alla manutenzione hardware e allo sviluppo della presenza online della cooperativa. Un lavoro condiviso, in cui entrambi svolgeranno ogni giorno anche attività di tutoraggio diretto con le partecipanti — un affiancamento costante che è spesso, per chi ha vissuto l’esperienza del Servizio Civile in prima persona, il cuore più autentico del progetto.

Uno sguardo ai prossimi tre anni

Il progetto guarda già a un orizzonte preciso: il restauro completo del Centro, i laboratori di catering e informatica pienamente operativi, il sistema idrico autonomo, l’asilo nido attivo, la presenza stabile dei volontari internazionali. E soprattutto, almeno 80 giovani madri formate e una cooperativa femminile costituita, pronta a muovere i primi passi nel catering e nella vendita online.

È un progetto ancora in fase di sviluppo, che nelle prossime settimane troverà una forma più completa — con quadro logico, cronoprogramma e budget dettagliato — ma che porta già con sé un’idea chiara: dare alle giovani madri di Lusaka non solo delle competenze, ma la possibilità concreta di costruirci sopra un futuro.

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