Quasi 700 chilometri di cooperazione – Report sul viaggio di ottobre 2025 in Zambia
Un articolo di Edoardo Villani
Sono passati pochi mesi da quando avevo lasciato Lusaka, sempre di notte. Avevo scritto che le città al buio sono mezze verità. Ora ci ritorno e la sensazione è la stessa: qualcosa si intravede, ma il resto va scoperto sul campo.
Ciro e io atterriamo di nuovo all’aeroporto Kenneth Kaunda dopo uno scalo da Bujumbura. L’accoglienza è affidata a padre Gustave, missionario dei Padri Bianchi, punto di riferimento per i progetti di Eccomi in Zambia insieme a Maria Chibansa e Luigi Branchetti. Stanchi dal viaggio, raggiungiamo la casa e andiamo subito a dormire: il giorno dopo ci aspetta una tappa lunga e decisiva.
Saint Nicholas e la cooperativa delle donne
La mattina seguente passiamo dalla comunità Saint Nicholas, dove incontriamo Silvia, responsabile della struttura e della cooperativa femminile avviata nei mesi precedenti. La situazione è fragile: il lavoro scarseggia e i fondi sono limitati. Decidiamo di convocare le ragazze prima della nostra partenza per fare il punto.
Poi iniziano i preparativi per la missione principale: Milenge, a circa 700 chilometri da Lusaka. Un viaggio lungo, in macchina, attraverso uno Zambia che cambia completamente volto.
Due Zambia, una sola strada
Partiamo all’alba. Diciassette ore di viaggio mostrano due Paesi distinti: da un lato la capitale con infrastrutture, traffico e attività industriali; dall’altro lo Zambia rurale, fatto di savana, villaggi isolati, animali liberi e strade polverose.
Milenge è proprio in questa seconda dimensione.
Milenge: il progetto della falegnameria
Qui Eccomi sta valutando la nascita di una cooperativa giovanile legata a un centro di falegnameria. L’idea è semplice ma ambiziosa: formare ragazzi e ragazze nella lavorazione del legno e nella riparazione di imbarcazioni, fondamentali in una zona fluviale dove gli spostamenti avvengono soprattutto in barca.
Le difficoltà però sono evidenti: formazione da costruire da zero, mancanza di esperienza cooperativa e soprattutto la crisi energetica che da anni colpisce lo Zambia, rendendo difficile qualsiasi attività produttiva.
Il primo incontro con i giovani non è completo: è festa nazionale e molti sono assenti. Gustave si mostra severo, ma si riparte il giorno dopo con un gruppo finalmente al completo.
Ascolto, domande e responsabilità
Nel secondo incontro visitiamo il terreno destinato al progetto: un’area ampia ma ancora in gran parte selvaggia, da disboscare e rendere produttiva.
Poi si passa alla parte centrale: spiegazione del progetto, compilazione di questionari, confronto sulle aspettative e sul significato di lavorare in cooperativa. Gustave traduce e media in lingua locale, facilitando il dialogo con i ragazzi.
Si costruisce così una prima base concreta: non solo un’idea, ma una possibile struttura con ruoli, responsabilità e una direzione.
Rientro e confronto istituzionale
Dopo altri lunghi chilometri di viaggio torniamo a Lusaka. Il giorno seguente incontriamo anche l’ambasciata italiana per raccontare il lavoro svolto e condividere lo stato dei progetti.
Successivamente torniamo a Saint Nicholas per confrontarci con le ragazze della cooperativa: anche qui la situazione resta difficile, ma il lavoro di ascolto e valutazione continua.
Conclusione
Il viaggio si chiude come è iniziato: di notte, verso l’aeroporto.
Settecento chilometri dopo, resta una consapevolezza chiara: la cooperazione non è mai immediata. È fatta di strade lunghe, attese, verifiche e persone. E solo attraversandole tutte si può capire davvero dove può nascere qualcosa di stabile.
