Associazione di Volontariato Onlus

Categoria: News dei Paesi (Pagina 1 di 6)

Burundi – Un’importante visita all’Atelier

Abbiamo appreso dai nostri partner locali che questa mattina la moglie del nuovo Presidente del Burundi è andata a visitare il nostro Atelier delle donne con handicap.

Una visita del tutto inaspettata che ci ha riempito i cuori di gioia.

Questo è davvero un gran risultato, raggiunto grazie a dieci anni di lavoro e di tanto impegno messo in campo da queste ragazze che giorno dopo giorno riescono sempre più a realizzarsi, con tutte le difficoltà che le circondano.

Grazie ragazze …

Grazie Emilia …

Situazione Covid19 – Burkina

Introduzione rubrica

Il Covid-19, virus che ha creato la pandemia globale che stiamo vivendo, non ha escluso nessuno, tantomeno le popolazioni africane che non hanno la possibilità di mezzi sanitari per contrastare questo nemico invisibile.

Con questa rubrica vogliamo farvi conoscere la situazione dei nostri progetti al tempo del Coronavirus (vedi Togo ed Etiopia). Fermo restando che, come di consueto, i dati ufficiali emanati dai vari Paesi sono sempre da prendere con le pinze perché difficilmente sono lo specchio della verità.

Il nostro intento è e sarà quello di portarvi, anche, le notizie pervenute dai nostri referenti locali, che stanno vivendo in prima persona questo dramma globale.

Perché quello che succede nei villaggi è completamente diverso da quello che avviene nelle grandi città …

Burkina

In Burkina, purtroppo, vi sono molti ammalati che non hanno la possibilità di essere curati.
Queste le parole dal nostro partner capo Scout: “Il Paese è in contenimento e Ouagadougou e Bobo Dioulasso sono le due città in quarantena. Ma la speranza e tanta. Gli scout si organizzano sul campo con attività di sensibilizzazione.”

Nei villaggi, fortunatamente, hanno cercato di contrastare la pandemia con semplici pratiche di igiene come il lavarsi le mani, portando semplici cisterne d’acqua che, con il sapone, permettono di contrastare un po’ il trasporto del virus.
Inoltre, sono stati consegnati anche semplici dispositivi di protezioni per gli operatori sanitari.

Confidiamo che anche queste semplici pratiche possano aiutare le popolazioni locali.

Situazione Covid19 – Etiopia

Introduzione rubrica

Il Covid-19, virus che ha creato la pandemia globale che stiamo vivendo, non ha escluso nessuno, tantomeno le popolazioni africane che non hanno la possibilità di mezzi sanitari per contrastare questo nemico invisibile.

Con questa rubrica vogliamo farvi conoscere la situazione dei nostri progetti al tempo del Coronavirus. Fermo restando che, come di consueto, i dati ufficiali emanati dai vari Paesi sono sempre da prendere con le pinze perché difficilmente sono lo specchio della verità.

Il nostro intento è e sarà quello di portarvi, anche, le notizie pervenute dai nostri referenti locali, che stanno vivendo in prima persona questo dramma globale.

Perché quello che succede nei villaggi è completamente diverso da quello che avviene nelle grandi città …

Etiopia

In Etiopia gli infettati sono ufficialmente poco più di un centinaio, con incrementi giornalieri di qualche unità, concentrati principalmente in Addis Ababa, ma con qualche caso esterno.
Il governo mantiene chiuse le scuole e limita tutte le occasioni di ritrovo come incontri e cerimonie religiose.
In tutto il paese il governo si sta preparando aumentando i posti a disposizione per visite e ricoveri.
Anche a Gassa sono state richieste in prestito strutture a privati da adibire ad ambulatorio o dormitorio per medici o persone in quarantena, anche se il contagio non è ancora arrivato.
Anche le strutture del nostro campo, in particolare le aule dell’asilo, sono state messe a disposizione per questo scopo. Abbiamo dato indicazioni al personale a riguardo dell’uso delle strutture del campo, in modo da creare zone e aree di passaggio divise per i possibili infetti ed il personale del campo.
Alcuni membri del gruppo scout di Gassa stanno aiutando la croce rossa locale a fare divulgazione presso la popolazione dei corretti comportamenti da tenere durante l’emergenza.

Situazione Covid19 – Togo

Introduzione rubrica

Il Covid-19, virus che ha creato la pandemia globale che stiamo vivendo, non ha escluso nessuno, tantomeno le popolazioni africane che non hanno la possibilità di mezzi sanitari per contrastare questo nemico invisibile.

Con questa rubrica, che parte da oggi e proseguirà nelle prossime settimane, vogliamo farvi conoscere la situazione dei nostri progetti al tempo del Coronavirus. Fermo restando che, come di consueto, i dati ufficiali emanati dai vari Paesi sono sempre da prendere con le pinze perché difficilmente sono lo specchio della verità.

Il nostro intento è e sarà quello di portarvi, anche, le notizie pervenute dai nostri referenti locali, che stanno vivendo in prima persona questo dramma globale.

Perché quello che succede nei villaggi è completamente diverso da quello che avviene nelle grandi città …

Togo

Il Togo è il Paese dove abbiamo in corso due tipologie di progetti, cioè quelli in campo sanitario e quelli in campo educativo/culturale.

Il nostro referente locale, quando ci ha fatto gli auguri di Pasqua, ci ha anche fatto il punto sulla situazione del suo Paese: “Nel corso delle settimane la situazione sanitaria si è aggravata anche in Togo: il Ministero, lo scorso 20 marzo, ha predisposto la chiusura delle scuole. Alla fine del mese di marzo erano già stati registrati più di 400 casi e il governo ha poi deciso di intervenire con misure più restrittive per far fronte alla pandemia. Come nel resto del mondo, anche in Togo è stato comunicato alle persone di lavarsi regolarmente le mani, di mantenere la distanza di sicurezza e di indossare una mascherina in caso di presenza di sintomi, ma sappiamo bene che nella maggior parte dei casi sono misure impossibili da rispettare in luoghi dove non si ha acqua a sufficienza, dove l’unica fonte è un pozzo comune. La povertà è un fattore di rischio e, oltre a implicare la mancanza di informazione nei villaggi più remoti, è sinonimo di malnutrizione, malaria e della più totale mancanza d’igiene. Dalle comunicazioni ministeriali apprendiamo che alle persone è stato vietato entrare e uscire dalle città e viene loro suggerito di evitare le messe, ma c’è molta trasgressione e, nelle principali città, i bar e le spiagge sono ancora affollati. Come ci confermano i nostri contatti locali, nei villaggi la situazione è più tranquilla, forse perché lì i controlli sono pressoché nulli.”

Queste sue parole ci fanno capire come la situazione dei villaggi sia pressoché non gestita, perché se non vi sono controlli chissà quanta gente potrebbe essersi ammalata o peggio.

Quello che ringraziamo è di aver, già nel 2018,  portato nei villaggi dove operiamo il progetto igiene per il lavaggio delle mani. Questo ci ha permesso di essere pronti a continuare le semplici pratiche di igiene richieste per contrastare un po’ la trasmissione del virus. Ci auguriamo quindi che già questa piccola realtà porti dei buoni risultati nei villaggi dove operiamo.

Burundi – Abbiamo ancora bisogno di voi

E’ quello che ci hanno chiesto con fermezza e dignità le donne dei villaggi rurali del Burundi durante l’ultima missione di Eccomi nel loro Paese.

Erano le donne che hanno usufruito del nostro Progetto “Sviluppo di Cooperative Agricole” a loro dedicato e ormai concluso.

Ma non lo hanno chiesto per se stesse. Loro si sono impegnate tre anni per seguire il progetto, ritagliandosi uno spazio per partecipare alle riunioni settimanali, anche impiegando due ore per spostarsi dalla capanna al villaggio.

Con il progetto hanno acquisito gli elementi per leggere, scrivere, fare i conti, hanno appreso nozioni su igiene e alimentazione, incontrato agronomi e imparato ad allevare capre, hanno avuto incontri sulla pace e su come affrontare i conflitti nella comunità, hanno sperimentato i vantaggi dello stare insieme e della collaborazione.

Adesso sono diventate figure di tutto rispetto e hanno un ruolo di riferimento all’interno dei loro villaggi, ruolo che prima non era nemmeno pensabile.

Ed è proprio per questo che ci hanno chiesto di continuare la nostra azione: per tutte le donne dei villaggi che non hanno diritti, non partecipano all’asse ereditario, ma accudiscono i molti figli, curano la casa, lavorano nei campi, procurano il cibo, e portano a casa acqua e legna.

Non potevamo restare insensibili a questa richiesta che per noi è un grande segnale: anche piccoli interventi, molto mirati sul territorio, possono portare a grandi cambiamenti. E, forse con un pizzico di incoscienza, abbiamo varato un nuovo “Progetto per lo sviluppo di Cooperative Agricole di donne dei villaggi rurali del Burundi”.

Il progetto è ambizioso, lungo e richiede risorse economiche importanti. Abbiamo fiducia che tutti voi amici carissimi, che nel corso degli anni ci avete sempre sostenuto, vorrete continuare ad aiutarci anche in questa iniziativa.

Per questo vi invito a partecipare ad uno spettacolo di beneficenza, concerto di mandolini ed altri strumenti a corda, che Eccomi ha già sperimentato con successo lo scorso anno.

La data del concerto è fissata per sabato 8 febbraio alle 17,00 presso il teatro Andrea D’Aloe Via Vittorio Montiglio 18, zona Pineta Sacchetti.

Come dicevo il progetto è ambizioso e richiede risorse economiche importanti e per questo chiederemo , per lo spettacolo, un contributo di 15,00 euro (esclusi i bambini).

Il progetto è bello, lo spettacolo è bello e sarà bello essere in tanti.

Burundi – Un viaggio nel cuore dell’Africa

Dal 25 ottobre al 4 novembre, alcuni volontari di Eccomi Onlus hanno intrapreso un viaggio solidale nelle terre del Burundi dove operiamo.

A tutti voi, cari lettori, vogliamo far conoscere le impressioni, i sentimenti, le emozioni provate da alcuni dei viaggiatori che hanno toccato con mano a realtà del Burundi…

Sveva: “Il mio primo viaggio in Burundi”

Siamo stati accolti a Muyinga da ODEDIM (Organizzazione per l’Assistenza e lo Sviluppo della Regione di Muyinga) e dalla Diocesi locale. Insieme abbiamo messo a punto un programma dettagliato per sfruttare al meglio le giornate tutte dedicate alla valutazione dei progetti avviati ed allo studio e alla programmazione di nuovi interventi nel campo sanitario, della formazione, delle adozioni a distanza, della scolarizzazione e del sostegno agli studi.

Quando ripenso alle emozioni vissute, alle giornate trascorse con Eccomi, a tutti i progetti visionati e a tutti quelli da realizzare, ai sorrisi dei milioni di bambini incontrati, alla professionalità degli operatori locali, alle donne sempre così desiderose di formazione e conoscenza, mi batte ancora forte il cuore. Sono stati giorni molto lunghi, abbiamo viaggiato per ore in Jeep su strade rosse sterrate e sconnesse, colti da frequenti temporali (siamo arrivati all’inizio della stagione delle piogge), fermandoci a visitare i centri sanitari locali, gli orfanotrofi, le scuole materne e secondarie, le cooperative delle donne. Viaggiando lungo le strade ai cui lati si svolge tutta la vita locale, dove tutto è costruito in legno e in fango, mentre la mente è rapita dal paesaggio circostante, dal verde lussureggiante delle piante, delle palme, dei manghi, degli arbusti di caffè, ecco che spuntano bambini. Il Burundi, sembra essere abitato interamente dai bambini. Bambini ovunque, nei canneti, nei bananeti, per strada e nei campi. Da lontano non si vedono, sono mimetizzati con l’ambiente che li circonda, ma quando sentono il rumore di una jeep si alzano in piedi per guardare chi passa e ti vengono incontro. Qui i bambini sono un tutt’uno con la terra e non hanno alcun futuro. Non hanno nulla e sono tanti, tantissimi, troppi. Qui tutto è povertà, la povertà fa parte del paesaggio, ed è una povertà estrema che non si può nemmeno immaginare. La vita delle persone è una fatica, un tormento che, nonostante tutto, sopportano con incredibile serenità e resistenza. Ed i bambini in particolare, che sono quelli che pagano le conseguenze maggiori di questa situazione, sorridono. Ti sorridono sempre.

Quei sorrisi, quegli sguardi, quegli occhi che diventano enormi per guardarti meglio, quello stupore nel vedere un Umuzungu, sono l’immagine più bella del Burundi, che mi porto nel Cuore. Nonostante la realtà così amara e dura, la miseria estrema, la sensazione che questa terra e queste persone siano dimenticate da Dio e dal resto del mondo e che nulla cambierà mai veramente, quello che mi resta dentro è la gioia, il sorriso, l’entusiasmo, i canti e i balli dei bambini e delle persone che abbiamo incontrato e l’affetto che ci hanno dimostrato. Forse perché in noi hanno visto una luce, una speranza.

Anna: “Visita al centro di salute Gasorwe”

Siamo arrivati a Gasorwe il 28 ottobre, a metà della mattinata, mentre nuvole nere si addensavano in cielo. Il nostro piccolo corteo attraversava un ampio spiazzo di terra battuta rossa circondato da bananeti verde  smeraldo.

Una bassa costruzione di mattoni rossi con porte simili a bocche scure, che introducevano in stanze silenziose e ombrose era davanti a noi: il Centre de santa di Gasorwe.

Ci è venuto incontro un giovane col camice bianco , un infermiere di nome Francois  alto, snello, col viso ridente. Ci ha fatto da guida nei diversi ambienti del centro. Negli stretti corridoi numerose panche ospitavano i pazienti in attesa di entrare nella saletta di accettazione  per il controllo dei parametri vitali, specie donne e bambini vestiti modestamente, seri e silenziosi nella penombra che celava in parte i lineamenti del viso.

La prima impressione è stata di disagio, gli ambienti, anche se puliti, erano arredati in modo approssimativo. Le pareti erano ingiallite e da lungo tempo non erano state ripulite. Il lavello era incrinato con scolature di sali marroni ormai indurite, le tubature incrostate e i pavimenti di cemento di colore scuro a macchie più chiare. Nell’ambulatorio, i pochi strumenti e i materiali presenti erano in ordine su scaffali con la vernice scrostata.

Nella farmacia, una stanzetta che riceveva luce da una piccola finestra, pochi antibiotici, antimalarici e pochi altri medicinali erano disposti in bell’ordine sugli scaffali dipinti di un celeste sbiadito.  Nel laboratorio sul bancone c’erano un piccolo microscopio, qualche scatolina di vetrini ,i coloranti e nient’altro. Nella sala parto una tenda modesta, di colore indefinito, nascondeva il lettino per le partorienti. Mi ha colpito il fatto che da noi queste sale sono tutte bianche, qui invece sono scure con i lettini neri  tutti senza lenzuola, il pavimento sbiadito e i secchi di plastica scoloriti. Nella sala cadeva acqua dal tetto che bagnava il pavimento formando chiazze di luce. Siamo usciti affranti, ma contemporaneamente ammirati dalla passione e dalla competenza di Francois.

Egli, dopo un primo imbarazzo, ha a lungo parlato dei disagi che giornalmente incontrava, senza un medico che potesse prendersi la responsabilità di fare diagnosi e terapia, senza strumenti e materiali. Tutto il centro è gestito da lui e altri 3 infermieri che coprono un bacino di utenza enorme.

Al ritorno, un sentimento di simpatia mi coinvolgeva verso questo giovane uomo e mentre ci allontanavamo sballottati dalle macchine sulla strada dissestata, pensavo: che razza di uomo è uno che dedica tempo e fatica  alla sua gente ricavandone scarso profitto e con minime possibilità di migliorare la propria e altrui situazione? Potrei chiamarlo un eroe, ma è un termine che mi sembra poco adatto, più semplicemente è un uomo appassionato del suo lavoro, capace di non cedere alle avversità senza porsi finalità di successo, come dovrebbe essere .Ciò che di tragico puoí abbattersi sulla  vita di un popolo è importante , ma non bisogna dimenticare che l’afflizione è sempre individuale e questo uomo non si fa prevaricare dalla ineluttabilità delle cose.

Ci sono giorni della vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare traccia; ma in questi luoghi e in questi pochi giorni in Burundi, la memoria si fissa fortemente nella nostra mente e genera consapevolezza di se e del mondo.

Marta: “Un viaggio dalle tante emozioni”

Il colore della terra, rossa, di un rosso tendente all’arancio che ricorda il colore delle dune del Sahara e che mi commuove per la sua intensità, mi riporta alle numerose immagini impresse nella mente di manine e piedini dei bambini dei numerosi villaggi che abbiamo visitato che, spesso scalzi e comunque a stretto contatto con la terra, sono appunto del suo stesso colore. I bambini sono tanti, tantissimi, girano in gruppetti, affollano le strade e ci corrono incontro appena ci vedono con i loro occhioni brillanti e  profondi e le loro risate di stupore perché, spesso per la prima volta, vedono “l’uomo bianco”. Molti di loro girovagano tutto il giorno insieme a fratellini e amichetti perché non tutti hanno la fortuna di andare a scuola per motivi di soldi o per incuria dei genitori e la differenza è lampante perché, rispetto agli altri, sono mezzi nudi e molto sporchi.

Abbiamo visitato alcune delle garderies (scuole per bambini da 3 a 5 anni), sostenute da Eccomi e situate in diversi villaggi della provincia di Muyinga, costituite per lo più da due aule abbastanza ampie con una grande lavagna alla parete e tanti tavolini tondi attorno ai quali troviamo i bambini che composti ci attendono e ci accolgono intonando delle canzoncine in francese e in kirundi. Questa accoglienza festosa è emozionante, mi emoziona e mi scalda il cuore. I bambini sono tanti e  indossano maglie, pantaloni e gonnelline scoloriti, scuciti, troppo stretti o troppo larghi, con sopra una felpa o un maglioncino altrettanto fuori misura, a volte le bambine indossano vestitini che sembrano quelli delle principesse che da noi mettono a carnevale, fatti di tulle, raso, merletti, con colori accesi, sempre un po’ malmessi e macchiati, loro comunque sembrano delle meravigliose principesse di una dolcezza infinita. Molti di loro come cartella hanno una bustina spesso di plastica in cui infilano il loro quaderno. Facciamo foto e video con i nostri smartphone, loro si mettono in posa felici di essere ripresi e nel riguardarli ammirano lo schermo divertiti come fosse una magia sconosciuta. Diamo a ciascuna classe caramelle e un pallone. Il pallone sembra il regalo più gradito poiché è costoso e non è facile trovarne e spesso si vedono bambini giocare con palle fatte da loro con stracci raccolti in una rete. Nella garderie di Tangara i maestri fanno uscire i bambini dalle aule per farli disporre in cerchio così da poter distribuire più facilmente le caramelle, uno ad uno ricevono la loro caramella che spesso capiamo non hanno mai visto perché qualcuno inizia a succhiarla con la carta. 

La compagnia allegra, gioiosa, pura e nutriente dei bambini con le loro risate, le loro grida e il loro entusiasmo riesce ad allontanare il pensiero dalla miseria e dalle enormi ingiustizie sociali che segnano il Paese.

 

Un viaggio di speranza…
Un viaggio che ci mette di fronte sempre grandi difficoltà…
Difficoltà che grazie al vostro aiuto sempre più contrastiamo…

Grazie…

Etiopia – Diario di Viaggio 2018

Un viaggio durato due settimane, riesce a dare nuova linfa ad uno dei progetti più rappresentativi della nostra Onlus

Partiti il 5 agosto dall’aeroporto di Malpensa, il gruppo di volontari del progetto “Harambee Etiopia” è stato capace di cominciare un lavoro di ripresa e sviluppo territoriale nei pressi del villaggio Gassa Chare.

Appena arrivati in terra etiope, lo scopo del gruppo è stato quello di incontrare i rappresentanti dell’ESA (nostro corrispondente in Etiopia) per presentare il lavoro che si sarebbe svolto durante le due settimane di permanenza nel villaggio. Un lavoro che ha avuto lo scopo di trattare argomenti relativi alla salute e alll’ambiente e ai rischi del fuoco e della corrente elettrica.

Nei primi giorni di campo è stato installato il generatore elettrico in modo da dare nuova energia all’impianto già presente in loco.
Dopodiché è iniziato il campo con scout provenienti da vari villaggi della zona – erano più di 30 persone – con lo scopo di far conoscere gli argomenti sopra citati e costruire un’area per la raccolta di rifiuti organici ed un’area di stoccaggio dei rifiuti da bruciare.
Due attività che possono migliorare la condizione igenico-sanitaria della zona.

Finito il campo, il gruppo di volontari si è spostato in un’altra zona dell’Etiopia per conoscere il progetto “Food for Life”, un’attività che ha permesso di far conoscere a 41 donne la cultura dell’orto permettendo ad altrettante famiglie di potersi autosostenere grazie all’orticoltura.
E’ stata una giornata che ha permesso di avere tanti spunti di riflessione per il futuro del progetto Etiopia.

Dopo un ultimo incontro tra il gruppo di volontari e i referenti, per comprendere ancora una volta quale può essere la strada da percorrere per il futuro, i nostri amici sono ripartiti per l’Italia portandosi nel cuore la volontà e la consapevolezza di poter dare nuova linfa al territorio etiope.

Burundi – Buone nuove dall’Atelier

Le notizie che ci arrivano dall’Atelier sono molto positive.

Le ragazze stanno lavorando tantissimo e sopratutto lo fanno con grande entusiasmo e ottimismo.
In effetti hanno ottenuto diversi ordinativi (segno che c’è una ripresa in atto) ed uno è particolarmente significativo, perché una fabbrica locale ha chiesto la realizzazione di sacchi per il caffè con un disegno a loro scelta che rappresentasse, appunto, il caffè ed il lavoro delle donne. Bisogna riconoscere che con perizia e fantasia hanno realizzato dei sacchi molto carini e azzeccati ed il committente ne è rimasto molto soddisfatto.

Nei mesi scorsi sono arrivati a Roma, con diverse persone, molti manufatti che potrete trovare nel nostro consueto mercatino di Natale.

« Articoli meno recenti

© 2020 Eccomi

Tema di Anders NorenSu ↑