Associazione di Volontariato Onlus

Categoria: Relazioni di viaggio (Pagina 1 di 2)

Burundi – Un viaggio nel cuore dell’Africa

Dal 25 ottobre al 4 novembre, alcuni volontari di Eccomi Onlus hanno intrapreso un viaggio solidale nelle terre del Burundi dove operiamo.

A tutti voi, cari lettori, vogliamo far conoscere le impressioni, i sentimenti, le emozioni provate da alcuni dei viaggiatori che hanno toccato con mano a realtà del Burundi…

Sveva: “Il mio primo viaggio in Burundi”

Siamo stati accolti a Muyinga da ODEDIM (Organizzazione per l’Assistenza e lo Sviluppo della Regione di Muyinga) e dalla Diocesi locale. Insieme abbiamo messo a punto un programma dettagliato per sfruttare al meglio le giornate tutte dedicate alla valutazione dei progetti avviati ed allo studio e alla programmazione di nuovi interventi nel campo sanitario, della formazione, delle adozioni a distanza, della scolarizzazione e del sostegno agli studi.

Quando ripenso alle emozioni vissute, alle giornate trascorse con Eccomi, a tutti i progetti visionati e a tutti quelli da realizzare, ai sorrisi dei milioni di bambini incontrati, alla professionalità degli operatori locali, alle donne sempre così desiderose di formazione e conoscenza, mi batte ancora forte il cuore. Sono stati giorni molto lunghi, abbiamo viaggiato per ore in Jeep su strade rosse sterrate e sconnesse, colti da frequenti temporali (siamo arrivati all’inizio della stagione delle piogge), fermandoci a visitare i centri sanitari locali, gli orfanotrofi, le scuole materne e secondarie, le cooperative delle donne. Viaggiando lungo le strade ai cui lati si svolge tutta la vita locale, dove tutto è costruito in legno e in fango, mentre la mente è rapita dal paesaggio circostante, dal verde lussureggiante delle piante, delle palme, dei manghi, degli arbusti di caffè, ecco che spuntano bambini. Il Burundi, sembra essere abitato interamente dai bambini. Bambini ovunque, nei canneti, nei bananeti, per strada e nei campi. Da lontano non si vedono, sono mimetizzati con l’ambiente che li circonda, ma quando sentono il rumore di una jeep si alzano in piedi per guardare chi passa e ti vengono incontro. Qui i bambini sono un tutt’uno con la terra e non hanno alcun futuro. Non hanno nulla e sono tanti, tantissimi, troppi. Qui tutto è povertà, la povertà fa parte del paesaggio, ed è una povertà estrema che non si può nemmeno immaginare. La vita delle persone è una fatica, un tormento che, nonostante tutto, sopportano con incredibile serenità e resistenza. Ed i bambini in particolare, che sono quelli che pagano le conseguenze maggiori di questa situazione, sorridono. Ti sorridono sempre.

Quei sorrisi, quegli sguardi, quegli occhi che diventano enormi per guardarti meglio, quello stupore nel vedere un Umuzungu, sono l’immagine più bella del Burundi, che mi porto nel Cuore. Nonostante la realtà così amara e dura, la miseria estrema, la sensazione che questa terra e queste persone siano dimenticate da Dio e dal resto del mondo e che nulla cambierà mai veramente, quello che mi resta dentro è la gioia, il sorriso, l’entusiasmo, i canti e i balli dei bambini e delle persone che abbiamo incontrato e l’affetto che ci hanno dimostrato. Forse perché in noi hanno visto una luce, una speranza.

Anna: “Visita al centro di salute Gasorwe”

Siamo arrivati a Gasorwe il 28 ottobre, a metà della mattinata, mentre nuvole nere si addensavano in cielo. Il nostro piccolo corteo attraversava un ampio spiazzo di terra battuta rossa circondato da bananeti verde  smeraldo.

Una bassa costruzione di mattoni rossi con porte simili a bocche scure, che introducevano in stanze silenziose e ombrose era davanti a noi: il Centre de santa di Gasorwe.

Ci è venuto incontro un giovane col camice bianco , un infermiere di nome Francois  alto, snello, col viso ridente. Ci ha fatto da guida nei diversi ambienti del centro. Negli stretti corridoi numerose panche ospitavano i pazienti in attesa di entrare nella saletta di accettazione  per il controllo dei parametri vitali, specie donne e bambini vestiti modestamente, seri e silenziosi nella penombra che celava in parte i lineamenti del viso.

La prima impressione è stata di disagio, gli ambienti, anche se puliti, erano arredati in modo approssimativo. Le pareti erano ingiallite e da lungo tempo non erano state ripulite. Il lavello era incrinato con scolature di sali marroni ormai indurite, le tubature incrostate e i pavimenti di cemento di colore scuro a macchie più chiare. Nell’ambulatorio, i pochi strumenti e i materiali presenti erano in ordine su scaffali con la vernice scrostata.

Nella farmacia, una stanzetta che riceveva luce da una piccola finestra, pochi antibiotici, antimalarici e pochi altri medicinali erano disposti in bell’ordine sugli scaffali dipinti di un celeste sbiadito.  Nel laboratorio sul bancone c’erano un piccolo microscopio, qualche scatolina di vetrini ,i coloranti e nient’altro. Nella sala parto una tenda modesta, di colore indefinito, nascondeva il lettino per le partorienti. Mi ha colpito il fatto che da noi queste sale sono tutte bianche, qui invece sono scure con i lettini neri  tutti senza lenzuola, il pavimento sbiadito e i secchi di plastica scoloriti. Nella sala cadeva acqua dal tetto che bagnava il pavimento formando chiazze di luce. Siamo usciti affranti, ma contemporaneamente ammirati dalla passione e dalla competenza di Francois.

Egli, dopo un primo imbarazzo, ha a lungo parlato dei disagi che giornalmente incontrava, senza un medico che potesse prendersi la responsabilità di fare diagnosi e terapia, senza strumenti e materiali. Tutto il centro è gestito da lui e altri 3 infermieri che coprono un bacino di utenza enorme.

Al ritorno, un sentimento di simpatia mi coinvolgeva verso questo giovane uomo e mentre ci allontanavamo sballottati dalle macchine sulla strada dissestata, pensavo: che razza di uomo è uno che dedica tempo e fatica  alla sua gente ricavandone scarso profitto e con minime possibilità di migliorare la propria e altrui situazione? Potrei chiamarlo un eroe, ma è un termine che mi sembra poco adatto, più semplicemente è un uomo appassionato del suo lavoro, capace di non cedere alle avversità senza porsi finalità di successo, come dovrebbe essere .Ciò che di tragico puoí abbattersi sulla  vita di un popolo è importante , ma non bisogna dimenticare che l’afflizione è sempre individuale e questo uomo non si fa prevaricare dalla ineluttabilità delle cose.

Ci sono giorni della vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare traccia; ma in questi luoghi e in questi pochi giorni in Burundi, la memoria si fissa fortemente nella nostra mente e genera consapevolezza di se e del mondo.

Marta: “Un viaggio dalle tante emozioni”

Il colore della terra, rossa, di un rosso tendente all’arancio che ricorda il colore delle dune del Sahara e che mi commuove per la sua intensità, mi riporta alle numerose immagini impresse nella mente di manine e piedini dei bambini dei numerosi villaggi che abbiamo visitato che, spesso scalzi e comunque a stretto contatto con la terra, sono appunto del suo stesso colore. I bambini sono tanti, tantissimi, girano in gruppetti, affollano le strade e ci corrono incontro appena ci vedono con i loro occhioni brillanti e  profondi e le loro risate di stupore perché, spesso per la prima volta, vedono “l’uomo bianco”. Molti di loro girovagano tutto il giorno insieme a fratellini e amichetti perché non tutti hanno la fortuna di andare a scuola per motivi di soldi o per incuria dei genitori e la differenza è lampante perché, rispetto agli altri, sono mezzi nudi e molto sporchi.

Abbiamo visitato alcune delle garderies (scuole per bambini da 3 a 5 anni), sostenute da Eccomi e situate in diversi villaggi della provincia di Muyinga, costituite per lo più da due aule abbastanza ampie con una grande lavagna alla parete e tanti tavolini tondi attorno ai quali troviamo i bambini che composti ci attendono e ci accolgono intonando delle canzoncine in francese e in kirundi. Questa accoglienza festosa è emozionante, mi emoziona e mi scalda il cuore. I bambini sono tanti e  indossano maglie, pantaloni e gonnelline scoloriti, scuciti, troppo stretti o troppo larghi, con sopra una felpa o un maglioncino altrettanto fuori misura, a volte le bambine indossano vestitini che sembrano quelli delle principesse che da noi mettono a carnevale, fatti di tulle, raso, merletti, con colori accesi, sempre un po’ malmessi e macchiati, loro comunque sembrano delle meravigliose principesse di una dolcezza infinita. Molti di loro come cartella hanno una bustina spesso di plastica in cui infilano il loro quaderno. Facciamo foto e video con i nostri smartphone, loro si mettono in posa felici di essere ripresi e nel riguardarli ammirano lo schermo divertiti come fosse una magia sconosciuta. Diamo a ciascuna classe caramelle e un pallone. Il pallone sembra il regalo più gradito poiché è costoso e non è facile trovarne e spesso si vedono bambini giocare con palle fatte da loro con stracci raccolti in una rete. Nella garderie di Tangara i maestri fanno uscire i bambini dalle aule per farli disporre in cerchio così da poter distribuire più facilmente le caramelle, uno ad uno ricevono la loro caramella che spesso capiamo non hanno mai visto perché qualcuno inizia a succhiarla con la carta. 

La compagnia allegra, gioiosa, pura e nutriente dei bambini con le loro risate, le loro grida e il loro entusiasmo riesce ad allontanare il pensiero dalla miseria e dalle enormi ingiustizie sociali che segnano il Paese.

 

Un viaggio di speranza…
Un viaggio che ci mette di fronte sempre grandi difficoltà…
Difficoltà che grazie al vostro aiuto sempre più contrastiamo…

Grazie…

Etiopia – Diario di Viaggio 2018

Un viaggio durato due settimane, riesce a dare nuova linfa ad uno dei progetti più rappresentativi della nostra Onlus

Partiti il 5 agosto dall’aeroporto di Malpensa, il gruppo di volontari del progetto “Harambee Etiopia” è stato capace di cominciare un lavoro di ripresa e sviluppo territoriale nei pressi del villaggio Gassa Chare.

Appena arrivati in terra etiope, lo scopo del gruppo è stato quello di incontrare i rappresentanti dell’ESA (nostro corrispondente in Etiopia) per presentare il lavoro che si sarebbe svolto durante le due settimane di permanenza nel villaggio. Un lavoro che ha avuto lo scopo di trattare argomenti relativi alla salute e alll’ambiente e ai rischi del fuoco e della corrente elettrica.

Nei primi giorni di campo è stato installato il generatore elettrico in modo da dare nuova energia all’impianto già presente in loco.
Dopodiché è iniziato il campo con scout provenienti da vari villaggi della zona – erano più di 30 persone – con lo scopo di far conoscere gli argomenti sopra citati e costruire un’area per la raccolta di rifiuti organici ed un’area di stoccaggio dei rifiuti da bruciare.
Due attività che possono migliorare la condizione igenico-sanitaria della zona.

Finito il campo, il gruppo di volontari si è spostato in un’altra zona dell’Etiopia per conoscere il progetto “Food for Life”, un’attività che ha permesso di far conoscere a 41 donne la cultura dell’orto permettendo ad altrettante famiglie di potersi autosostenere grazie all’orticoltura.
E’ stata una giornata che ha permesso di avere tanti spunti di riflessione per il futuro del progetto Etiopia.

Dopo un ultimo incontro tra il gruppo di volontari e i referenti, per comprendere ancora una volta quale può essere la strada da percorrere per il futuro, i nostri amici sono ripartiti per l’Italia portandosi nel cuore la volontà e la consapevolezza di poter dare nuova linfa al territorio etiope.

Un diario dal Burundi – Parte 2

So che per le donne dell’occidente queste possono sembrare parole forti, ma io mi sono sentita parte della loro Tribù. La mia esperienza sarà un modello per molte altre donne, ne sono certa. Ho sentito il dono di questa investitura di poter essere da ponte tra queste donne e le nostre al punto che tornare è stato difficile, seppure sono stata li solamente dieci giorni, e sento che vorrei tornare.

Lo scambio culturale era forte ad esempio insegnavamo l’un l’altra delle parole, e con i gesti, gli sguardi e i sorrisi scambiavamo le nostre emozioni, ma la cosa che più mi ha colpito è stato l’affetto con cui mi davano le loro figlie in braccio, o il rispetto con cui guardavano ciò che gli davo da fare, cercando di trovare una soluzione alle nostre ovvie difficoltà comunicative iniziali. Io non parlavo francese, ma le nostre produzioni di borsette sono la prova che tutto si può fare con l’amore.
Sono riuscita a spendere con loro una settimana nella loro routine lavorativa sentendomi parte integrante e producendo qualcosa che mi ha reso fiera di me stessa perfino inaspettatamente, soprattutto quando ho riscoperto capacità manuali che avevo dimenticato nel cassetto dell’infanzia che passavo con nonna, quando cucivo e ricamavo. Oppure come quando ho condiviso dei momenti di maternità con alcune di loro che mi hanno lasciato un segno profondo nel cuore.
Poi Emilia, colei che ha creato dal nulla questo atelier incredibile, mi ha fatto da esempio, mostrando profonda devozione al suo lavoro di coordinatrice delle ragazze, i dettagli nei loro lavori non erano mai lasciati al caso e il suo tocco si sentiva forte.

Nel mio piccolo ho sperato e visto la possibilità di fare ancora del volontariato con Eccomi e sto immaginando quanto potrebbe essere utile la nostra continua presenza sul territorio, perché sento che quando ce ne andiamo da lì è come se li lasciassimo sprofondare di nuovo in un loro limbo, il loro Paese ahimè non gli da molte opportunità, e i figli adolescenti stanno già sognando prospettive più elevate, ma non vedono la possibilità così imminente.
Questo mi ha un po’ riempito di tristezza, ma anche armata di coraggio e di buona speranza, come quella riposta nei missionari che vivono sul territorio e fanno da oltre cinquant’anni un’ottimo lavoro. Abbiamo la possibilità di rimanere in servizio anche da lontano, sebbene sento che essere lì di persona abbia un impatto diverso. Mi rimetto a ciò che il signore deciderà, sono ancora giovane e con una vita di volontariato davanti.

 

A cura di Giada Carlucci

Un diario dal Burundi – Parte 1

ECCOMI,  qual è il tuo ruolo nel mondo?
Chiedeva una suora laica su un’articolo di una rivista che trovai nella sala lettura del piccolo stabile dei Saveriani a Bujunbura, dove ho passato i miei primi 10 giorni in Africa.
Usava proprio la parola “ECCOMI” come mantra per rispondere alla chiamata del Signore di andare in Missione e trovare il proprio posto  nel mondo.
Ho trovato che non fosse una coincidenza che mi fosse capitato quell’articolo davanti, che mi invitata a rispondere subito.

Eccomi è una ONLUS che ha del vero nel suo costante lavoro di volontariato, che porta ai bambini burundesi e alle donne aiuti concreti e stabili.
Mi sono imbattuta in questa no profit grazie alla zia del marito di mia cugina, Emilia D’andria, che dal momento in cui l’ho conosciuta mi ha trasmesso subito l’amore per la sua attività di volontariato e ho creduto che fare un ‘esperienza con lei mi avrebbe portato di sicuro qualche cosa.

Ebbene questo è solo un preambolo mentale, ho molto da trasmettere su un’esperienza umanitaria così diretta, ma a parole non è un’impresa facile, perchè l’Africa è un continente che lascia a  bocca aperta, per l’intensità del popolo e la grande energia che si sente nella sua terra rossa incandescente, profondamente ricca nella sua essenza, seppure povera dal punto di vista occidentale.

Devo dire che a me, seppure piaccia vivere in Europa, essendo cresciuta nei confort di una società evoluta, ma involuta nel lusso e avendo vissuto in pace e democrazia, in certe condizioni di vita, sono molto più a mio agio, umanamente parlando, perchè trovo spesso le contraddizioni e l’isolamento della società postmoderna aberranti, fasulle e inutili.
Quando andai in India, sentii un grande senso di pace,appartenenza e accoglienza; in Africa questo effetto di unità è ancora molto più forte, è come se fosse solo dato a me scegliere a che livello di profondità entrarvi in relazione vera.
Per esempio le donne dell’Atelier di Eccomi sono molto inclusive, gioiose, piene di curiosità e subito abbiamo instaurato, direi addirittura, un rapporto di sorellanza…

 

A cura di Giada Carlucci

Il nostro fantastico Atelier

Durante l’ultima nostra missione in Burundi dal 16 al 25 marzo, abbiamo potuto visitare l’Atelier che sosteniamo ormai da anni.

Lo abbiamo trovato in ottime condizioni e siamo stati accolti con il consueto affetto ed allegria. L’atelier è sempre pieno di bambini festosi, buoni e vivaci, ma anche educati e ben nutriti. Le ragazze hanno messo a punto tanti lavori con la solita bravura ed anche gusto.
Erano in procinto di evadere l’ennesimo ordine dell’Hotel Club du Lac che ogni anno rinnova parte delle tovagliette ricamate con coccodrilli e ippopotami sostituendo quelle troppo usurate.
Inoltre, hanno lavorato (anche il sabato) per poter realizzare parte dei nuovi manufatti da noi proposti e che saranno oggetto del prossimo mercatino di Natale che speriamo sia ricco di belle e nuove proposte.

Durante il nostro soggiorno sono venute all’Atelier due clienti abituali che, attratte anche dai nuovi tessuti  portati, hanno effettuato significativi acquisti ed ordinazioni.
Il nostro arrivo ed i nuovi acquisti hanno rinnovato le speranze e l’energia delle nostre ragazze.
Infine, grazie alle vostre donazioni, siamo riusciti ad aumentare il salario del personale presente.

Giada, che era la prima volta che affrontava la realtà africana, è rimasta molto colpita e catturata dal suo fascino e l’integrazione delle ragazze dell’Atelier con i nostri missionari è stata perfetta.
Condividiamo pertanto il grande ottimismo delle ragazze per il futuro con un occhio attento alla situazione politica che speriamo resti stabile.
Un’ultima considerazione: le nostre visite e la nostra presenza in loco resta un elemento determinante per la riuscita di questo progetto come i tanti che abbiamo intrapreso e quindi: programmiamo nuove partenze.

Aprile 2014 riflessioni sul viaggio in Burundi

Con “Eccomi” in Burundi. Riflessioni aprile 2014
Anna Cocca

Siamo ad Addis Abeba in attesa di imbarcarci per Roma, ho tutto il tempo di pensare e di ripercorrere con la mente il viaggio appena concluso. Burundi. Mi chiedo quale è la speranza di molti popoli africani in un contesto di globalizzazione che con rapidità impressionante e preoccupante trasforma tradizioni, istituzioni, morale.

fratello e sorella condividono la caramella

fratello e sorella condividono la caramella

In questo mondo insoddisfatto e confuso in cui tutto cambia, non vengono poste al centro del processo di trasformazione la vita delle persone e la loro capacità di esserne consapevoli.
Nonostante tutto, si cambia.
Rispetto a due anni fa, quando per la prima volta venni in questo paese, Bujumbura, la capitale, è già cambiata. Sono spuntati bar e locali all’occidentale, supermercati cinesi, banche, ristoranti. Le strade sono pulite, i giardini curati e tanta gente dinamica sembra muoversi indaffarata.
Eppure la povertà si intravede ad ogni angolo soprattutto nei quartieri

una bicicletta!!!!

una bicicletta!!!!

periferici dove povera gente, accosciata su strade sterrate di argilla rossa tra sassi, detriti, macerie e scoli di acqua sporca, vende in cesti polverosi cavoli e banane e dove tantissimi bambini, spesso con abiti più grandi della loro taglia con le spallucce magre scoperte, le gambette secche e i piedini sporchi passano il tempo giocando nella polvere rossa.
Ad ogni angolo si intravede la fame perché non c’è abbastanza cibo per tutti a causa dei disastri naturali, i conflitti, l’arretratezza dell’agricoltura, ma soprattutto per la distribuzione diseguale delle risorse. La fame fisica compromette spesso anche lo sviluppo mentale e intellettivo di tanti bambini sottonutriti creando un ciclo diabolico di necessità.
Noi di “ECCOMI” abbiamo puntato molto sulla scuola, attuando progetti, nella speranza di favorire e preparare le nuove generazioni ad avviarsi verso quella auspicabile trasformazione che dovrebbe mettere l’uomo al centro di una vita consapevole. Comunque non dimentichiamo mai di rifornire soprattutto le garderies (le scuole dei più piccini) di riso e fagioli. È da qui che inizia la trasformazione.

Alfabetizzazione delle donne batwa

Alfabetizzazione delle donne batwa

Dopo Bujumbura si va a Muyinga. Un amico qualche tempo fa mi disse:”Quando andremo a Muyinga e sulle colline vicine, allora conoscerai la vera Africa”.
Nel paesaggio predomina il rosso della terra, che copre di un velo leggero tutte le cose e le persone e il verde brillante delle coltivazioni di tè, di caffè e dei bananeti sullo sfondo blu intenso del cielo.
Le risaie bellissime in fondo alle valli nascondono numerose insidie. Qui la povertà e l’essenzialità della vita diventano prepotentemente concrete.
Ho letto da qualche parte: la povertà è fame, vivere senza tetto, essere ammalati e non avere cure, non poter andare a scuola, non avere un lavoro, ma soprattutto la povertà è mancanza di libertà.
Tra queste colline non si pensa il futuro, ma è vivere giorno per giorno.
La povertà richiede di cambiare il mondo, ma prima è necessario capire e per farlo è necessario condividere almeno in parte l’essenzialità della vita di questi fratelli. In caso contrario si rischia di restare solo osservatori, a volte infastiditi da tanta tragedia.
Poi andiamo in un villaggio batwa, discendenti dei pigmei. “ECCOMI” ha

ragazzine batwa

ragazzine batwa

contribuito alla costruzione di casette di mattoni rossi ma ci sono ancora molte capanne di foglie di banano.
Viviamo in un unico mondo in cui non vi è soluzione di continuità tra territori o nazioni; c’è però una barriera che va abbattuta: l’assenza di speranza garantita dalla povertà.
L’economia mondiale è in movimento, il benessere aumenta anche in questi paesi in via di sviluppo, ma non riesce a coinvolgere tutti. Molti, i deboli e gli ignoranti, restano indietro, ancora inconsapevoli del diritto ad una vita libera perché nessuno li ha preparati al cambiamento.
Distribuiamo caramelle e riceviamo i sorrisi gioiosi dei bambini e della gente di queste meravigliose colline. Si accontentano di poco.
Le donne del luogo hanno formato cooperative con l’aiuto di varie associazioni umanitarie, lavorano in gruppo, studiano per imparare a leggere, scrivere, a fare di conto e a coltivare.
Loro si’ che sono magnifiche perché divengono consapevoli di se stesse.
Il processo è lento per la povertà, le necessità, tanti figli, tanta violenza.
Una bambina si avvicina a noi e ci offre dei frutti: cibo. Restiamo stupiti di tanta generosità.
C’è disomogeneità di crescita in questi paesi e situazioni fortemente diversificate che penalizzano le aree rurali, le donne e i poveri.
Siamo a Gitega e guardiamo gli occhi bianchi dei bambini ciechi dell’istituto in cui ci troviamo per portare lenzuola e asciugamani comprati al mercato di Bujumbura. I bambini giocano con palle sonore dono di “ECCOMI”. Altri piccoli svantaggiati dalla vita, eppure sorridono, ci toccano usando le mani come occhi.
Ora in attesa dell’aereo per Roma mi rendo conto che la povertà confina con l’abbondanza, l’ignoranza con la cultura, la tolleranza con l’incomprensione; tra di esse non vi è confine, basterebbe far scorrere da entrambe le parti le cose buone che esistono nell’uomo, ricordandoci che siamo figli della stessa natura.

 

Viaggio in Burundi 25 settembre -10 ottobre 2012

di Cristina Maccone
Eccomi a raccontare questa nuova avventura in Burundi.
Parto  il 24 settembre notte. Viaggio sola perché Emilia è già li e Cornelia mi raggiungerà tra una settimana.  Prima sorpresa: non arriva uno dei miei tre  bagagli. Mannaggia!
Per il mio soggiorno a Bujumbura mi hanno prenotato una stanza dai Padri Saveriani: una casa di accoglienza per missionari, monache e volontari dove incontro persone straordinarie in un clima di amicizia e di scambio fraterno.
Passo un giorno all’Atelier L’Espoir. Incredibile: Emilia mette anche me al lavoro e con le ragazze cantiamo e ridiamo. Le ragazze ricamano in maniera meravigliosa ed i manufatti sono veramente deliziosi. Il sabato e la domenica si organizza il banchetto di vendita in un hotel sul lago Tanganica.

Vado a portare due pacchi di vestitini per i bambini dell’orfanatrofio gestito da 3 suore di Madre Teresa di Calcutta: 80 bimbi da 0 a 6 anni. Bimbi gettati via, abbandonati, malati, soli: occhioni spalancati verso un futuro tanto incerto.

Partecipo al giro di approvvigionamento delle quattro garderies che ancora non conosco. Due al centro nei pressi di Gitega, una a Ngozi e una a Kirundo nel nord est del Burundi. Il giro di approvvigionamento di tutte le garderies, che l’Associazione Scout Burundi (ASB) si impegna a fare mensilmente, è estremamente importante per i rapporti stretti con gli animatori a cui portano il mensile (grande gioia per un piccolo aumento da parte di Eccomi), con i gestori delle mense a cui affidano le provviste e con i gruppi dei genitori dei bambini che frequentano le garderies. Grande è l’attenzione dell’ASB per i genitori: ogni gruppo ha la possibilità di avere un lavoro generatore di reddito (coltivazione di patate, fagioli, riso, foraggio, manioca ecc) con il quale partecipa al buon andamento della garderie.  I bimbi cantano, ridono, piangono, giocano con me, MANGIANO!

Una mattinata speciale la passo alla garderie di Ngozi  dove gli scout locali hanno portato bibite, Eccomi(io!) riso e fagioli, la delegata del Ministero dell’educazione biscotti e palline da tennis.

I bimbi (192!) sono felici e i genitori ancora di più ed approfittano per fare le loro richieste: un’aula in più, un animatore in più, un allevamento di capre e di maiali anche per fare concime.

A Gitega voglio incontrare Nahi, la bimba cieca che due anni fa abbiamo ospitato per sei mesi a Roma per cure mediche. E’ in classe in questo collegio per ciechi ed ipovedenti. Mi sembra serena, più alta e più snella.

Per due giorni vado in giro sulle colline con Claudina e seguo i corsi di alfabetizzazione e di igiene delle donne, la fabbricazione delle cucine nelle case e presso le parrocchie, cerco di rispondere alle varie richieste di cure mediche. Non avevo mai visto una tigna infetta!

Quando arriva Cornelia ci impegniamo per preparare l’incontro con i ragazzi sostenuti negli studi dai padrini italiani. Prepariamo le borse con 5 kg di riso, 5 kg di fagioli, 1 kg di zucchero, una confezione di the, 3 saponette, una maglietta, una felpa ed una kway, una biro. Il sabato e la domenica vediamo i ragazzi con i nostri referenti e consegniamo loro la busta con la prima trance e la borsa. La loro gioia è grandissima.

Sono tornata. Sono carica di emozioni. Cosa possiamo fare di più? Cosa possiamo fare meglio?

Burkina Faso: missione 2012

dall’inviato: Alberto Albertini
Segretario Nazionale del MASCI
Anche quest’anno ci siamo recati in Burkina Faso per verificare di persona le attività di sostegno e cooperazione e le sinergie con le associazioni delle Guide e Scout del Burkina e con l’associazione degli Adulti Scout recentemente inserita nell’ISGF (International Scout and Guide Fellowship) la grande organizzazione che riunisce tutti gli adulti scout del mondo.
Il paese ci ha accolto con il consueto calore.
Le Guide ci hanno portato subito all’OCADES centro di accoglienza della Caritas a Ouagadougou la capitale. Con le Guide abbiamo un’antica amicizia e abbiamo verificato la possibilità di sostenere il progetto di ristrutturazione della loro sede per realizzare:

  • una sala convegni
  • un ufficio con annesso un piccolo asilo infantile
  • una foresteria per accogliere gli ospiti
  • un centro per finanziamenti alle famiglie attraverso un progetto di microcredito.

Durante il nostro soggiorno abbiamo incontrato più volte gli scout e con loro abbiamo messo a punto il progetto di formazione Capi, che inizierà il prossimo mese di settembre.
Ci siamo recati anche al centro sociosanitario di Tampellin a Kuopela nel Sud-Est del Burkina Faso diretto da Don Giuseppe dell’ordine di Don Orione.
E’ un centro inserito nella savana e composto da un dispensario e dal nuovissimo centro di maternità attivo dal giugno scorso e realizzato anche con i fondi inviati da Eccomi e raccolti dall’AGESCI e dal MASCI. Abbiamo potuto constatare non solo l’utilità ma l’efficacia e l’estrema pulizia di tutto il complesso.
Ci siamo recati a Bobo, la seconda città del Burkina Faso ai confini del Mali, per conoscere nuove realtà sulle quali orientare il nostro servizio. Abbiamo conosciuto profughi che dal Mali si sono rifugiati in Burkina Faso. Ci hanno raccontato del disordine in cui versano queste popolazioni non protette da alcuno. A Bobo abbiamo anche fatto visita ad un orfanatrofio condotto da suore laiche con gli aiuti che provengono dalla Onlus “tante mani per”,  una situazione indescrivibile che pensiamo debba essere aiutata.
IL 4 Agosto abbiamo partecipato come ospiti d’onore alla prima NOTTE DELLO SCAUTISMO. Una serata in stile scout con tutte le componenti dello scoutismo locale e con la presenza del Primo Ministro Luc-Adolphe Tiao ex ambasciatore in Francia ed ex scout e il ministro della gioventù Achille Marie Joseph Tapsoba. Una serata importante perché ha visto la consegna della medaglia al valore civile a Seglaro Abel Soome, presidente degli scout del Burkina Faso. In quell’occasione abbiamo consegnato la bandiera dell’ISGF a Offie Some presidente degli adulti Scout.
Abbiamo avuto anche un incontro con il clan del gruppo Scout Agesci Rutigliano 1 che si trovava in Burkina Faso per una missione umanitaria
Alberto, Noemi, Lorena, Marta, Paolo

Burundi, aprile 2012

Siamo tornati in Burundi lo scorso aprile con l’obiettivo primario di incontrare tutti i ragazzi che padrini e madrine italiani sostengono agli studi, nella scuola primaria e secondaria, e consegnare loro la seconda tranche della quota annuale. Continua a leggere

Burundi: Progetto adozioni scolastiche – Ottobre 2011

Missione di Ottobre 2011
La vita scolastica in Burundi sembra abbastanza stabilizzata, in quanto gli scioperi, per il momento, sembrano terminati.
Durante le nostre ultime missioni in Burundi, abbiamo capito che il rallentamento avvenuto nello scambio di informazioni tra studenti e padrini era dovuto alle grandi difficoltà che i nostri referenti burundesi incontravano nel seguire i ragazzi a causa delle pessime condizioni dei trasporti, al frequente cambio di scuola ed abitazione da parte degli studenti… A questo si aggiungono lunghi periodi di malattia di alcuni ragazzi e referenti.
Si è deciso, quindi, insieme ai nostri partner della Lega Iteka, di rivedere le modalità di gestione del progetto e ad ottobre 2011, appena iniziate le scuole, ci siamo recati in Burundi per avviare queste modalità nuove. La delegazione era composta da Gianfranco Sica, Cornelia Radecke-Nocera e da Anna Cocca.
Le nuove prassi prevedono che Eccomi incontri tutti gli studenti, insieme ai loro referenti, e che sia responsabilità degli studenti e dei loro tutori fornire tempestivamente le informazioni sulla scuola e la classe frequentata, sull’andamento scolastico e consegnare pagelle ed attestati di frequenza. La
delegazione visiterà anche le scuole frequentate dai ragazzi che fanno parte del nostro progetto.
In ottobre 2011 abbiamo incontrato tutti gli studenti che attualmente partecipano al progetto (54) ed abbiamo consegnato loro la prima parte dell’aiuto economico previsto. Abbiamo avuto con loro un amichevole scambio di informazioni, abbiamo scattato delle foto ed abbiamo ricevuto le lettere per
i loro padrini.
(Se vuoi sapere cosa è stato fatto negli anni precedenti clicca qui)
(Se vuoi conoscere il progetto clicca qui)

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