Organizzazione di Volontariato

Categoria: Burundi (Pagina 1 di 8)

Burundi – Un’importante visita all’Atelier

Abbiamo appreso dai nostri partner locali che questa mattina la moglie del nuovo Presidente del Burundi è andata a visitare il nostro Atelier delle donne con handicap.

Una visita del tutto inaspettata che ci ha riempito i cuori di gioia.

Questo è davvero un gran risultato, raggiunto grazie a dieci anni di lavoro e di tanto impegno messo in campo da queste ragazze che giorno dopo giorno riescono sempre più a realizzarsi, con tutte le difficoltà che le circondano.

Grazie ragazze …

Grazie Emilia …

Anche il Piemonte “Ha riso per una cosa seria”

Anche il Masci Piemonte ha collaborato per la campagna “Abbiamo Riso per una cosa Seria”.

Durante l’Assemblea Regionale c’è stata l’occasione per poter portare avanti questa importante iniziativa.

Si è deciso di “sfruttare” l’Assemblea per poter seguire a pieno tutte le direttive anti-Covid19, perché si è potuta così gestire la vendita del riso rispettando distanze ed evitando assembramenti.

I risultati sono stati più che positivi perché si è riuscito a vendere tutto il collo in dotazione.

Un gran bel risultato per questa importante campagna.

Sviluppo di Cooperative Agricole di donne dei villaggi rurali del Burundi

Il Progetto ECCOMI Onlus per lo

 “Sviluppo di Cooperative Agricole di donne dei villaggi rurali del Burundi”.

 

Le  donne dei villaggi rurali del Burundi non hanno diritti, non studiano, non partecipano all’asse ereditario, non hanno un ruolo nel villaggio ma accudiscono i numerosi figli, curano la casa, lavorano nei campi, procurano il cibo, e portano a casa acqua e legna.

Per questo nel 2014 abbiamo avviato un progetto per dar loro un futuro migliore e duraturo ed abbiamo formato in 8 villagi gruppi di donne che, incontrandosi regolarmente, dovevano imparare, piano piano, a lavorare insieme.

Queste donne per tre anni si sono impegnate per ritagliarsi uno spazio e partecipare alla mezza giornata di incontro settimanale, anche se impiegavano due ore per spostarsi dalla loro capanna al luogo in cui  si svolgevano gli incontri.

In questi tre anni hanno acquisito gli elementi per leggere, scrivere, fare i conti, hanno ricevuto nozioni su igiene e alimentazione, hanno avuto incontri sulla pace e su come affrontare i conflitti nella comunità, hanno incontrato agronomi e allevatori di piccoli animali, hanno inoltre ricevuto materiale igenico, strumenti di lavoro, concime e semenze e una coppia di conigli. Ma cosa  fondamentale  hanno sperimentato i vantaggi dello stare insieme e della collaborazione.

Due anni dopo la fine del progetto, nel 2019, siamo potuti  tornare in Burundi, ed abbiamo voluto incontrare quelle donne che ci hanno raccontato che in quel periodo le cooperative si erano rafforzate e sviluppate.

Qualche cooperativa aveva un conto in banca, altre  affittavano terreni per coltivarli, altre ancora acquistava il caffe sulle piante per portarlo a maturazione e poi venderlo .

Le donne sono adesso diventate figure di tutto rispetto e hanno un ruolo di riferimento all’interno dei loro villaggi, ruolo che prima non era nemmeno pensabile: con fierezza, hanno sottolineato che non sono più picchiate dai mariti perché le altre donne della cooperativa intervengono picchiando sulle pentole.

Negli incontri, oltre a raccontarci la loro esperienza,  ci hanno chiesto una unica cosa:

fare nuove cooperative  per le donne dei villaggi che non avevano avuto la loro fortuna.

Per noi è stata la grande conferma che piccoli interventi, molto mirati sul territorio, possono portare anche a grandi cambiamenti; per questo non potevamo restare insensibili alla loro richiesta e, forse con un pizzico di incoscienza, abbiamo varato di nuovo il “Progetto per lo sviluppo di Cooperative Agricole di donne dei villaggi rurali del Burundi”.

Abbiamo Riso per una cosa seria

ECCOMI onlus ricomincia con il grosso evento: ABBIAMO RISO PER UNA COSA SERIA che vedrà la partecipazione di molte Organizzazioni di Volontariato nelle piazze e nei mercati d’Italia.
Per quanto riguarda ECCOMI onlus saremo presenti in tre mercati della zona Nomentana: Mercato Trieste, Mercato Nomentano e MERCATO CASAL DE’ PAZZI SABATO 26 SETTEMBRE.
Proporremo la vendita solidale di pacchi di riso da 1 kg 100 % Italiano, fornito da piccoli produttori che aderiscono alla Coldiretti, al prezzo di € 5 al chilo.
Il ricavato andrà ai produttori e al progetto per il sostegno delle cooperative rurali femminili in Burundi
Vedete il piccolo filmato dove una volontaria di Eccomi racconta perché è nato questo progetto per le donne del Burundi.
Vi aspetto numerosi

Burundi – Abbiamo ancora bisogno di voi

E’ quello che ci hanno chiesto con fermezza e dignità le donne dei villaggi rurali del Burundi durante l’ultima missione di Eccomi nel loro Paese.

Erano le donne che hanno usufruito del nostro Progetto “Sviluppo di Cooperative Agricole” a loro dedicato e ormai concluso.

Ma non lo hanno chiesto per se stesse. Loro si sono impegnate tre anni per seguire il progetto, ritagliandosi uno spazio per partecipare alle riunioni settimanali, anche impiegando due ore per spostarsi dalla capanna al villaggio.

Con il progetto hanno acquisito gli elementi per leggere, scrivere, fare i conti, hanno appreso nozioni su igiene e alimentazione, incontrato agronomi e imparato ad allevare capre, hanno avuto incontri sulla pace e su come affrontare i conflitti nella comunità, hanno sperimentato i vantaggi dello stare insieme e della collaborazione.

Adesso sono diventate figure di tutto rispetto e hanno un ruolo di riferimento all’interno dei loro villaggi, ruolo che prima non era nemmeno pensabile.

Ed è proprio per questo che ci hanno chiesto di continuare la nostra azione: per tutte le donne dei villaggi che non hanno diritti, non partecipano all’asse ereditario, ma accudiscono i molti figli, curano la casa, lavorano nei campi, procurano il cibo, e portano a casa acqua e legna.

Non potevamo restare insensibili a questa richiesta che per noi è un grande segnale: anche piccoli interventi, molto mirati sul territorio, possono portare a grandi cambiamenti. E, forse con un pizzico di incoscienza, abbiamo varato un nuovo “Progetto per lo sviluppo di Cooperative Agricole di donne dei villaggi rurali del Burundi”.

Il progetto è ambizioso, lungo e richiede risorse economiche importanti. Abbiamo fiducia che tutti voi amici carissimi, che nel corso degli anni ci avete sempre sostenuto, vorrete continuare ad aiutarci anche in questa iniziativa.

Per questo vi invito a partecipare ad uno spettacolo di beneficenza, concerto di mandolini ed altri strumenti a corda, che Eccomi ha già sperimentato con successo lo scorso anno.

La data del concerto è fissata per sabato 8 febbraio alle 17,00 presso il teatro Andrea D’Aloe Via Vittorio Montiglio 18, zona Pineta Sacchetti.

Come dicevo il progetto è ambizioso e richiede risorse economiche importanti e per questo chiederemo , per lo spettacolo, un contributo di 15,00 euro (esclusi i bambini).

Il progetto è bello, lo spettacolo è bello e sarà bello essere in tanti.

Burundi – Un viaggio nel cuore dell’Africa

Dal 25 ottobre al 4 novembre, alcuni volontari di Eccomi Onlus hanno intrapreso un viaggio solidale nelle terre del Burundi dove operiamo.

A tutti voi, cari lettori, vogliamo far conoscere le impressioni, i sentimenti, le emozioni provate da alcuni dei viaggiatori che hanno toccato con mano a realtà del Burundi…

Sveva: “Il mio primo viaggio in Burundi”

Siamo stati accolti a Muyinga da ODEDIM (Organizzazione per l’Assistenza e lo Sviluppo della Regione di Muyinga) e dalla Diocesi locale. Insieme abbiamo messo a punto un programma dettagliato per sfruttare al meglio le giornate tutte dedicate alla valutazione dei progetti avviati ed allo studio e alla programmazione di nuovi interventi nel campo sanitario, della formazione, delle adozioni a distanza, della scolarizzazione e del sostegno agli studi.

Quando ripenso alle emozioni vissute, alle giornate trascorse con Eccomi, a tutti i progetti visionati e a tutti quelli da realizzare, ai sorrisi dei milioni di bambini incontrati, alla professionalità degli operatori locali, alle donne sempre così desiderose di formazione e conoscenza, mi batte ancora forte il cuore. Sono stati giorni molto lunghi, abbiamo viaggiato per ore in Jeep su strade rosse sterrate e sconnesse, colti da frequenti temporali (siamo arrivati all’inizio della stagione delle piogge), fermandoci a visitare i centri sanitari locali, gli orfanotrofi, le scuole materne e secondarie, le cooperative delle donne. Viaggiando lungo le strade ai cui lati si svolge tutta la vita locale, dove tutto è costruito in legno e in fango, mentre la mente è rapita dal paesaggio circostante, dal verde lussureggiante delle piante, delle palme, dei manghi, degli arbusti di caffè, ecco che spuntano bambini. Il Burundi, sembra essere abitato interamente dai bambini. Bambini ovunque, nei canneti, nei bananeti, per strada e nei campi. Da lontano non si vedono, sono mimetizzati con l’ambiente che li circonda, ma quando sentono il rumore di una jeep si alzano in piedi per guardare chi passa e ti vengono incontro. Qui i bambini sono un tutt’uno con la terra e non hanno alcun futuro. Non hanno nulla e sono tanti, tantissimi, troppi. Qui tutto è povertà, la povertà fa parte del paesaggio, ed è una povertà estrema che non si può nemmeno immaginare. La vita delle persone è una fatica, un tormento che, nonostante tutto, sopportano con incredibile serenità e resistenza. Ed i bambini in particolare, che sono quelli che pagano le conseguenze maggiori di questa situazione, sorridono. Ti sorridono sempre.

Quei sorrisi, quegli sguardi, quegli occhi che diventano enormi per guardarti meglio, quello stupore nel vedere un Umuzungu, sono l’immagine più bella del Burundi, che mi porto nel Cuore. Nonostante la realtà così amara e dura, la miseria estrema, la sensazione che questa terra e queste persone siano dimenticate da Dio e dal resto del mondo e che nulla cambierà mai veramente, quello che mi resta dentro è la gioia, il sorriso, l’entusiasmo, i canti e i balli dei bambini e delle persone che abbiamo incontrato e l’affetto che ci hanno dimostrato. Forse perché in noi hanno visto una luce, una speranza.

Anna: “Visita al centro di salute Gasorwe”

Siamo arrivati a Gasorwe il 28 ottobre, a metà della mattinata, mentre nuvole nere si addensavano in cielo. Il nostro piccolo corteo attraversava un ampio spiazzo di terra battuta rossa circondato da bananeti verde  smeraldo.

Una bassa costruzione di mattoni rossi con porte simili a bocche scure, che introducevano in stanze silenziose e ombrose era davanti a noi: il Centre de santa di Gasorwe.

Ci è venuto incontro un giovane col camice bianco , un infermiere di nome Francois  alto, snello, col viso ridente. Ci ha fatto da guida nei diversi ambienti del centro. Negli stretti corridoi numerose panche ospitavano i pazienti in attesa di entrare nella saletta di accettazione  per il controllo dei parametri vitali, specie donne e bambini vestiti modestamente, seri e silenziosi nella penombra che celava in parte i lineamenti del viso.

La prima impressione è stata di disagio, gli ambienti, anche se puliti, erano arredati in modo approssimativo. Le pareti erano ingiallite e da lungo tempo non erano state ripulite. Il lavello era incrinato con scolature di sali marroni ormai indurite, le tubature incrostate e i pavimenti di cemento di colore scuro a macchie più chiare. Nell’ambulatorio, i pochi strumenti e i materiali presenti erano in ordine su scaffali con la vernice scrostata.

Nella farmacia, una stanzetta che riceveva luce da una piccola finestra, pochi antibiotici, antimalarici e pochi altri medicinali erano disposti in bell’ordine sugli scaffali dipinti di un celeste sbiadito.  Nel laboratorio sul bancone c’erano un piccolo microscopio, qualche scatolina di vetrini ,i coloranti e nient’altro. Nella sala parto una tenda modesta, di colore indefinito, nascondeva il lettino per le partorienti. Mi ha colpito il fatto che da noi queste sale sono tutte bianche, qui invece sono scure con i lettini neri  tutti senza lenzuola, il pavimento sbiadito e i secchi di plastica scoloriti. Nella sala cadeva acqua dal tetto che bagnava il pavimento formando chiazze di luce. Siamo usciti affranti, ma contemporaneamente ammirati dalla passione e dalla competenza di Francois.

Egli, dopo un primo imbarazzo, ha a lungo parlato dei disagi che giornalmente incontrava, senza un medico che potesse prendersi la responsabilità di fare diagnosi e terapia, senza strumenti e materiali. Tutto il centro è gestito da lui e altri 3 infermieri che coprono un bacino di utenza enorme.

Al ritorno, un sentimento di simpatia mi coinvolgeva verso questo giovane uomo e mentre ci allontanavamo sballottati dalle macchine sulla strada dissestata, pensavo: che razza di uomo è uno che dedica tempo e fatica  alla sua gente ricavandone scarso profitto e con minime possibilità di migliorare la propria e altrui situazione? Potrei chiamarlo un eroe, ma è un termine che mi sembra poco adatto, più semplicemente è un uomo appassionato del suo lavoro, capace di non cedere alle avversità senza porsi finalità di successo, come dovrebbe essere .Ciò che di tragico puoí abbattersi sulla  vita di un popolo è importante , ma non bisogna dimenticare che l’afflizione è sempre individuale e questo uomo non si fa prevaricare dalla ineluttabilità delle cose.

Ci sono giorni della vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare traccia; ma in questi luoghi e in questi pochi giorni in Burundi, la memoria si fissa fortemente nella nostra mente e genera consapevolezza di se e del mondo.

Marta: “Un viaggio dalle tante emozioni”

Il colore della terra, rossa, di un rosso tendente all’arancio che ricorda il colore delle dune del Sahara e che mi commuove per la sua intensità, mi riporta alle numerose immagini impresse nella mente di manine e piedini dei bambini dei numerosi villaggi che abbiamo visitato che, spesso scalzi e comunque a stretto contatto con la terra, sono appunto del suo stesso colore. I bambini sono tanti, tantissimi, girano in gruppetti, affollano le strade e ci corrono incontro appena ci vedono con i loro occhioni brillanti e  profondi e le loro risate di stupore perché, spesso per la prima volta, vedono “l’uomo bianco”. Molti di loro girovagano tutto il giorno insieme a fratellini e amichetti perché non tutti hanno la fortuna di andare a scuola per motivi di soldi o per incuria dei genitori e la differenza è lampante perché, rispetto agli altri, sono mezzi nudi e molto sporchi.

Abbiamo visitato alcune delle garderies (scuole per bambini da 3 a 5 anni), sostenute da Eccomi e situate in diversi villaggi della provincia di Muyinga, costituite per lo più da due aule abbastanza ampie con una grande lavagna alla parete e tanti tavolini tondi attorno ai quali troviamo i bambini che composti ci attendono e ci accolgono intonando delle canzoncine in francese e in kirundi. Questa accoglienza festosa è emozionante, mi emoziona e mi scalda il cuore. I bambini sono tanti e  indossano maglie, pantaloni e gonnelline scoloriti, scuciti, troppo stretti o troppo larghi, con sopra una felpa o un maglioncino altrettanto fuori misura, a volte le bambine indossano vestitini che sembrano quelli delle principesse che da noi mettono a carnevale, fatti di tulle, raso, merletti, con colori accesi, sempre un po’ malmessi e macchiati, loro comunque sembrano delle meravigliose principesse di una dolcezza infinita. Molti di loro come cartella hanno una bustina spesso di plastica in cui infilano il loro quaderno. Facciamo foto e video con i nostri smartphone, loro si mettono in posa felici di essere ripresi e nel riguardarli ammirano lo schermo divertiti come fosse una magia sconosciuta. Diamo a ciascuna classe caramelle e un pallone. Il pallone sembra il regalo più gradito poiché è costoso e non è facile trovarne e spesso si vedono bambini giocare con palle fatte da loro con stracci raccolti in una rete. Nella garderie di Tangara i maestri fanno uscire i bambini dalle aule per farli disporre in cerchio così da poter distribuire più facilmente le caramelle, uno ad uno ricevono la loro caramella che spesso capiamo non hanno mai visto perché qualcuno inizia a succhiarla con la carta. 

La compagnia allegra, gioiosa, pura e nutriente dei bambini con le loro risate, le loro grida e il loro entusiasmo riesce ad allontanare il pensiero dalla miseria e dalle enormi ingiustizie sociali che segnano il Paese.

 

Un viaggio di speranza…
Un viaggio che ci mette di fronte sempre grandi difficoltà…
Difficoltà che grazie al vostro aiuto sempre più contrastiamo…

Grazie…

Burundi – Concerto per i bambini dei villaggi burundesi

Oggi, nell’aula magna della Chiesa Valdese di Via Pietro Cossa, si è tenuto un delizioso concerto a cura dell’Orchestra Mandolinistica Romana diretta da Teresa Fantasia.

Un appuntamento incentrato sull’impegno sociale e il volontariato con lo scopo di continuare a mandare a scuola i bambini più poveri del Burundi.

Questo evento ha dato la possibilità al Presidente e al Vice Presidente di raccontare a tutti i presenti quanto Eccomi sta operando nel mondo.

Per giunta, la grande partecipazione degli amici di Eccomi Onlus ha permesso di raggiungere il risultato sperato.

Grazie all’orchestra e gli amici per il bellissimo pomeriggio passato assieme.

Concerto per il Burundi

Il 30 marzo alle ore 17,30 presso l’Aula Magna della Chiesa Valdese in via Pietro Cossa, 40 (zona piazza Cavour) si svolgerà uno spettacolo di beneficenza a favore della nostra Associazione.

Si tratta di un concerto dell’Associazione Mandolinistica Romana: ben 15 musicisti saranno in scena per eseguire musiche di Piovani, Bacalof, Piazzolla, ecc.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI

Burundi – Buone nuove dall’Atelier

Le notizie che ci arrivano dall’Atelier sono molto positive.

Le ragazze stanno lavorando tantissimo e sopratutto lo fanno con grande entusiasmo e ottimismo.
In effetti hanno ottenuto diversi ordinativi (segno che c’è una ripresa in atto) ed uno è particolarmente significativo, perché una fabbrica locale ha chiesto la realizzazione di sacchi per il caffè con un disegno a loro scelta che rappresentasse, appunto, il caffè ed il lavoro delle donne. Bisogna riconoscere che con perizia e fantasia hanno realizzato dei sacchi molto carini e azzeccati ed il committente ne è rimasto molto soddisfatto.

Nei mesi scorsi sono arrivati a Roma, con diverse persone, molti manufatti che potrete trovare nel nostro consueto mercatino di Natale.

Un diario dal Burundi – Parte 3

Ho incontrato dei giovani medici e ostetriche italiani che mi hanno colpito nel cuore per la loro missione di vita e anche questo assieme agli altri incontri di missionari italiani, ha trasformato qualcosa nel mio sistema di credenze per sempre.
Andare in giro con questi neo laureati che parlavano qualche parola di Kirundi e comunicavano con semplicità con i locali mi ha stupito e ho visto il mio limite culturale e le paure razziste che coltiviamo nei paesi occidentali, facilmente superabili.
E’ stata nel complesso un’esperienza molto unificante con la parte vera di me stessa, che mi ha riconnesso ad una terra da cui tutti noi proveniamo e da una situazione che vorrei in qualche modo esplorare di più.

Non posso dilungarmi troppo ma voglio solo parlare velocemente dell’esperienza nelle garderies ovvero asili per i meno fortunati che vengono gestiti dagli Scout del Burundi. Mi ha stupito quanto in una società così disgregata e senza democrazia, loro fossero comunque in grado di aver delle confraternite scout e come queste si stiano impegnando sul territorio, seppure con evidenti difficoltà, a fare qualcosa per condividere il benessere che loro fortunatamente hanno trovato. Ebbene si, gli Scout in Burundi sono un ceto privilegiato, ma ciò nonostante lavorano e fanno servizio di volontariato, ciò per me è simbolo di un popolo che sono dei bravi esseri umani. L’associazione Eccomi si è occupata per anni ormai di queste scuole, offrendo cibo, vestiti, libri e penne e cure mediche, insomma materiali didattici primari, per concedere a questi meravigliosi bambini un’opportunità, di sollevarsi dalla miseria. Mi sono impressionata e un po’ emozionata nel vedere la gioia mista alla loro confusione quando ci hanno accolti in classe durante una mattina qualunque, ma soprattutto come dopo un’ora che eravamo con loro e ci stavano riempiendo di attenzioni, cantando e posando per le nostre foto, o aspettando seduti sulla sedia la loro caramella da noi regalata; quando è arrivato il pasto del mezzogiorno la loro attenzione si è subito spostata e come biasimarli, erano affamati!
Ecco che mi chiedo come possiamo vivere ogni giorno sprecando il nostro cibo sapendo che così tanti oggi non avranno un pasto caldo? Io dico ECCOMI, rispondo al richiamo, ho capito che la mia vita non può essere vissuta senza averne cura, perché il bello di vivere in un paese progredito sta nel di conoscere le cose del mondo viaggiando e di essere un agente del cambiamento consapevole, partendo innanzitutto dai gesti quotidiani di risparmio energetico nel nostro paese.
Bisogna finirla con questa storia del lamento costante che sento spesso in Italia, noi abbiamo tutto, bisogna essere grati alla natura, e alla sua abbondanza punto e basta!

In conclusione ho acquisito tanto anche nel lasciare andare, a momenti di tristezza ho preferito abbracciare la gioia , di questi missionari di questo popolo e delle loro facce sorridenti.

A cura di Giada Carlucci

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